Ucciso per un parcheggio, perizie sui cellulari dei testimoni reticenti

Ciro Formisano,  

Ucciso per un parcheggio, perizie sui cellulari dei testimoni reticenti

Il Procuratore di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso, non aveva usato giri di parole qualche giorno fa, commentando le indagini in corso sull’omicidio di Maurizio Cerrato. «Ciò che colpisce, più che la ferocia degli assassini, è proprio l’omertà. L’omertà di chi non ha fatto nulla per evitare la tragedia e di chi oggi ostacola le indagini. E’ intollerabile», le parole di Fragliasso nel tracciare il bilancio del suo primo anno alla guida della Procura di Torre Annunziata. E qualche giorno fa, a conferma dell’attenzione rivolta dagli inquirenti ad uno degli aspetti più drammatici di questo delitto, la Procura ha chiesto un nuovo accertamento irripetibile. Una nuova perizia su un cellulare. Il telefonino di uno di quei testimoni «omertosi» che avrebbe assistito al massacro senza però fornire elementi utili alle indagini. Una persona che avrebbe visto negli occhi gli assassini trincerandosi poi nel silenzio.  Una scelta forse figlia della paura (alcuni dei sospettati sono pregiudicati) o forse dello choc per aver visto assistito al massacro di quell’uomo, ucciso il 19 aprile scorso in un garage di via IV Novembre soltanto per aver difeso sua figlia da un’aggressione innescata da un diverbio per un parcheggio. Gli inquirenti, evidentemente, vogliono capire cosa è scattato nella mente di quell’uomo. Vogliono sapere se su quel dispositivo ci sono prove, tracce, indizi in grado di fornire nuovi elementi d’indagine. O addirittura riscontri rispetto alle accuse che hanno spinto in carcere i 4 presunti assassini, tutti accusati di omicidio volontario in concorso. Al vaglio dei pm chat e fotografie. Tutto ciò che quel telefonino può aver raccolto quel maledetto giorno di oltre un mese fa. Sospetti che potrebbero diventare prove sia nei confronti dei presunti assassini sia nei confronti del testimone. Di sicuro c’è che le indagini sui così detti testi “omertosi” proseguono e potrebbero addirittura sfociare in un’inchiesta parallela. Tornando all’omicidio, invece, nei giorni scorsi in procura sono stati ascoltati diversi testimoni. Si tratta degli avventori di un bar presso il quale Antonio Venditto (uno degli indagati) ha detto di trovarsi mentre nel garage veniva ucciso Maurizio Cerrato. Venditto, difeso dall’avvocato Mauro Porcelli, dal primo giorno ha sostenuto di non trovarsi sul luogo dell’omicidio, chiedendo l’acquisizione di immagini e testimonianze che di fatto rappresenterebbero il suo alibi. Va detto che Maria Adriana Cerrato – la figlia di Maurizio – nel corso dell’incidente probatorio lo ha comunque riconosciuto (assieme a Domenico e Giorgio Scaramella e ad Antonio Cirillo) come uno dei presunti assassini di suo padre. Un punto sul quale la difesa ritiene ci siano delle discrepanze in merito alla descrizione fisica dello stesso Venditto. Elementi che verranno ora chiariti dalle indagini.

CRONACA