Viaggio tra i ristoratori che sfidano la crisi, il proprietario dello Yachting Club di Torre del Greco: «La ripresa è lenta, penalizzati dallo Stato»

Andrea Ripa,  

Viaggio tra i ristoratori che sfidano la crisi, il proprietario dello Yachting Club di Torre del Greco: «La ripresa è lenta, penalizzati dallo Stato»

Insistere nonostante tutto. Fare impresa anche se lo Stato non ti tutela, anzi è primo autore di una confusione che ha spinto tanti ristoratori ad alzare bandiera bianca. Chi ci crede ancora, porta avanti un progetto nato tre anni fa, sulla scorta dei successi degli altri locali aperti negli anni, è Giuseppe Fornito, titolare dello Yachting Club di Torre del Greco. Una vetrina gourmet che s’affaccia sul mare e guarda il porto della città del corallo tra il via vai di barche che ogni giorno affollano la banchina. La terza tappa del viaggio tra i ristoratori che sfidano la crisi e puntano sulla ripresa a un anno dall’inizio della pandemia si ferma a corso Garibaldi, nel rione riqualificato dagli imprenditori che negli ultimi anni hanno deciso di investire in questo territorio che un tempo era il fortino della criminalità. Oggi quella strada è una delle vetrine del commercio, ma nei mesi difficili dell’emergenza Covid – poco più di dodici mesi fa – le luci di quel quartiere si sono inevitabilmente spente. Colpa delle chiusure indiscriminate, decise da un giorno all’altro dal governo per tutte le imprese. Poi la lenta riapertura, che per i ristoratori è stata ancor più complicata. E rimandata. «Per noi imprenditori del settore della ristorazione è stato un anno durissimo», spiega Giuseppe Fornito. «Non soltanto per le chiusure che per questo settore sono state più penalizzanti che per altri. E’ stata una gestione a livello statale che non ci ha fatto praticamente capire niente. Un’altalena continua. Il Governo ha cambiato idea sulle attività di ristorazione ogni mese. Un giorno ci hanno chiusi, poi la riapertura. Poi l’uso del plexiglass. Poi il distanziamento. Poi solo all’aperto. E infine gli orari, ieri alle 22. Oggi alle 23. Domani chissà. Per noi è stato un continuo caos, stare dietro a tutti i decreti del governo è stata una rincorsa». Difficoltà legate anche alla gestione della clientela, non sempre «comprensiva» degli obblighi da rispettare. «Non è stato facile, proprio per l’assenza di regole certe da seguire. Di protocolli ben definiti. Anche con la gente. Ci siamo ritrovati a combattere con i nostri clienti». Insomma, lo Stato che avrebbe dovuto tutelare i ristoratori s’è rivelato essere il primo grande ostacolo per le imprese del settore food. E la “strategia” del delivery soltanto un palliativo. «Per chi come noi prova a offrire un’esperienza al cliente, puntando sulla qualità dei prodotti e sulla presentazione delle pietanze consegnare il cibo a domicilio non è la stessa cosa. Anzi, rischia soltanto di abbassare le aspettative. Chi già lavorava con il delivery prima ha perso poco. – dice ancora Fornito – Chi fa del servizio al tavolo la sua grande forza, ha avuto perdite ben più gravi». In un mondo che per un anno è rimasto praticamente fermo, non si sono fermate le scadenze. «Ci siamo ritrovati per mesi a pagare bollette senza lavorare. La tassa sui rifiuti a costi altissimi senza buttare neanche un foglio di carta nel cestino. Le istituzioni, a tutti i livelli, non ci sono state vicine in questo frangente». I mesi difficili della pandemia sono stati anche caratterizzati dall’assenza di lavoro. Allo Yachting Club, come in tutte le imprese che si sono fermate da un giorno all’altro, la cassa integrazione è stata un duro colpo. Per tutti i lavoratori. «Nei nostri locali ci sono circa 40 dipendenti. Non è stato facile quando un anno fa abbiamo dovuto chiudere. Abbiamo provato ad assicurare comunque gli stipendi, anticipandoli per un po’ di tempo. Ma senza ricavi, era impossibile continuare». Le recenti riaperture, da poco più di un mese, e l’allentamento delle misure restrittive hanno consentito ai ristoranti di poter rimettere in moto un settore che è rimasto paralizzato per troppo tempo. Fino ad oggi soltanto con consumazioni all’aperto, allo Yachting Club che può contare su uno spazio con vista mare. «Ma il clima non è stato clemente con noi, anche in questo siamo stati poco tutelati. Perché nei giorni in cui vento e pioggia ci hanno lasciato poco spazio di manovra, sarebbe servito un programma alternativo e provare a venire incontro alle esigenze di chi prova a portare avanti un progetti, di chi ha investito e continua a investire. Nonostante tutto». Un progetto che resta in piedi, anche in mezzo al caos dei decreti. Il futuro resta una grande incertezza, sia per l’assenza di regole certe da parte del Governo. Sia per la carenza di figure professionali da inserire in una macchina che un tempo era collaudata. Anche allo Yachting Club, ristorante esclusivo della zona porto, la lenta ripartenza deve fare i conti con un altro allarmante dato. «Preferiscono il reddito di cittadinanza», ammette Fornito. E’ un aspetto questo che le imprese del territorio continuano a denunciare e che mette in mostra un altro lato dell’Italia che fa fatica a rialzarsi dopo un anno di pandemia. «Offriamo contratti di lavoro, ma c’è chi per molto meno decide di restare a casa. Questa misura non solo svuota le imprese perché non favorisce le assunzioni in virtù dell’assistenzialismo, ma è un assist a chi su lavoro nero e sfruttamento continua a fare affari».

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