La parabola triste di Torre: da baluardo dello Stato a terra di clan e corruzione

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La parabola triste di Torre: da baluardo dello Stato a terra di clan e corruzione

Dalla proclamazione della Repubblica Torre Annunziata, che la volle, si è imbattuta in polveri ed altari. Segue perfettamente l’intuizione di Giambattista Vico dei corsi e ricorsi, in una spirale che sale: ogni periodo negativo è migliore del precedente, e così ogni periodo positivo. Ed infatti non può negarsi che oggi si vive meglio di settantacinque anni fa. Si ricostruisce egregiamente dalle macerie belliche e dello scoppio dei vagoni ferroviari, sviluppando un turismo di qualità e di massa, con l’apogeo delle splendide stagioni del Lido Azzurro. Con la camorra in sonno. Ma miseria e carenze igieniche e sanitarie allignano ancora ed esplodono nel colera del 1973, nell’inquinamento marino, nella crisi degli stabilimenti balneari. Neanche il tempo di risollevarsi che subisce le scosse telluriche del 1980 ed il ben più tragico terremoto criminale, che sui finanziamenti per la ricostruzione edifica il suo dominio in tutti i settori della vita pubblica, tanto da provocare all’inizio degli anni ‘90 il commissariamento del comune per condizionamenti mafiosi. Dopo tre anni di terapia prefettizia, si torna al voto con una nuova classe politica e si progetta il futuro. Le guerre fra clan non impediscono agli amministratori di procedere. Fino a quando l’accumularsi di episodi deplorevoli impone la commissione di accesso inviata dal prefetto nel 2013. Le conseguenze non sono traumatiche, ma convincono la giunta ad aprire all’associazionismo e ad un fitto percorso di legalità, che comprende fra l’altro: Road Map Anticamorra, Road Map Anticorruzione, Osservatorio per la Legalità, procedura democratica e trasparente nelle assunzioni della società che gestisce l’igiene urbana, OplontiAntiRacketAntiUsura, Codice Etico per candidate e candidati al Consiglio Comunale, intitolazione “Via Vittime Innocenti di camorra”; elezioni del Consiglio Comunale e Sindaco dell’Adolescenza, della Preadolescenza e dell’Infanzia. La quiete è drasticamente interrotta da arresti per corruzione e dall’omicidio il 19 aprile scorso di Maurizio Cerrato, che riporta alla mente le vittime innocenti di camorra, che hanno scandito la storia di Torre: Rosa Visone e Luigi D’alessio, uccisi l’8 gennaio 1982; Luigi Cafiero, il 21 aprile 1982; Francesco Fabbrizzi, il 26 agosto 1984; Giancarlo Siani, il 23 settembre 1985; Luigi Staiano, il 4 luglio 1986; Costantino Laudicino, il 3 febbraio 1992; Andrea Marchese, il 17 maggio 1995; Raffaele Pastore, il 23 novembre 1996; Matilde Sorrentino, il 26 marzo 2004; Giuseppe Veropalumbo, il 31 dicembre 2007. Si può notare che lo scempio si era concluso nel 2007. Ora si aggiunge Cerrato. Va evidenziato che il ridimensionamento camorristico c’è e deriva anche dalla istituzione del tribunale e del gruppo carabinieri. Non ci si può però illudere che realtà corruttive e delinquenziali siano sconfitte in breve tempo, mentre si può sperare in un cambiamento graduale, anche lento, ma costante. Il motore devono essere giovani, ragazze, ragazzi, che non sono la periferia della collettività, ma il fulcro dell’agire di noi adulti, spesso conviti di essere gli unici detentori del sapere. Ed invece dovremmo privilegiare la loro spontaneità, la mente, il cuore, le emozioni, quello che veramente sentono. Torre avrebbe così una comunità giovanile pensante, stimolata e stimolante, che si troverebbe a proprio agio in quella adulta, perché si sentirebbe al centro del percorso, del “presente”, non di un futuro indefinito ed incerto, in cui ascoltare, ascoltarsi, capire, capirsi, discutere insieme, decidere insieme, costruire insieme. Torre diventerebbe il laboratorio sperimentale di una società diversa, partecipativa, coinvolgente, ove tutte le età sarebbero democraticamente rappresentate. I figli potrebbero trovare analisi e soluzioni più efficaci di quelle dei padri, imponendo loro di essere migliori.

Michele Del Gaudio – Magistrato, fondatore del “Movimento per la Giustizia”

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