Il referendum del ’46 e il coraggio di votare per la Repubblica: i casi di Torre e Castellammare

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Il referendum del ’46 e il coraggio di votare per la Repubblica: i casi di Torre e Castellammare

Le città rosse che durante il fascismo non si erano piegate furono le uniche a sfidare la monarchia nel 1946 e votare per la Repubblica. Torre Annunziata col 56,2% fu una delle due città della provincia di Napoli ad abbracciare il sogno della libertà. L’altra fu Qualiano, piccolo comune a nord di Napoli che segnò addirittura un 68% per la Repubblica. A Castellammare, invece, le tensioni tra monarchici e repubblicani furono forti e aspre anche durante la campagna elettorale per il referendum. 50,6% fu la percentuale risicatissima con cui la monarchia ebbe la meglio. Il fronte repubblicano stabiano, infatti, si fermò al 49,4%. In Campania (dove la monarchia raggiunse il 76,5%) e nel Mezzogiorno (dove si attestò a un 63,8%) pesava – secondo il racconto degli storici – il mancato sviluppo economico e sociale e si faceva sentire l’assenza di una diffusa industrializzazione, con la permanenza nelle campagne di rapporti precapitalisti, la chiesa apertamente filofascista e schierata con la monarchia, era entrata prepotentemente nella campagna elettorale, vigilando sul voto con la sua fitta rete di parrocchie, conventi, monasteri e associazioni giovanili, influenzandola non poco. “La chiesa agiva su un popolo in larga misura già di per sé tradizionalmente favorevole al mantenimento dello status quo, impaurito di un salto nel vuoto difficile da capire e per altro verso intimidito dalla schiera di notabili, già monarchici e fascisti, candidati nella Democrazia Cristiana. A queste condizioni il voto a favore del Re, ma potremmo dire delle gerarchie ecclesiastiche, dei baroni e dei notabili, i veri ed unici possessori del potere reale, fu plebiscitario” le parole di Raffaele Scala nel suo libro Sinistra e Mezzogiorno. Infatti negli altri comuni della provincia i voti per la monarchia sfiorarono il plebiscito. A Torre del Greco l’85% dei votanti scelse il Re. Identica decisione anche in altri comuni, pur se con percentuali più basse: a Portici il 68% a Pompei il 77% a Resina, (nome dell’epoca di Ercolano) il 68%. In Penisola Sorrentina, invece, fu un trionfo monarchico col sigillo del 93% di Sorrento. In provincia di Napoli la monarchia ottenne tra l’80 e il 100% in ben 44 comuni, tra il 70 e l’80% in altri 27. Nei restanti vinse per la rotta della cuffia ad esclusione di Torre Annunziata. In una parola trionfò in 71 municipi su un totale di 85. I pochi centri dove si poteva vantare un consistente voto a favore della Repubblica, grazie alla presenza attiva di una classe operaia in grado di contrastare la marea bianca, si contavano sulle dita delle mani. Tra questi, oltre Torre Annunziata e Castellammare ci fu Boscotrecase, per citare uno dei comuni dell’area torrese, dove la Repubblica arrivò a sfiorare il 44%.

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