Salvò due operai dalla furia delle fiamme divampate dopo lo scoppio all’interno di uno dei capannoni. Li strappò a morte certa, trascinandoli via da quell’azienda che s’era trasformata in un inferno di fuoco. E’ passato poco più di un anno dal rogo che ha distrutto l’Adler di Paolo Scudieri, il colosso di via Mozzoni a Ottaviano finito al centro delle cronache per un gravissimo incidente in fabbrica costato la vita a un lavoratore. Mentre la giustizia prosegue a passi di lumaca, con un’inchiesta che sembra ormai impantanata tra perizie e ombre, per uno degli eroi di quella tragedia è arrivato un riconoscimento. L’encomio che l’Arma dei carabinieri ha riconosciuti al maresciallo maggiore Andrea Zurolo, in forza presso il comando gruppo dei carabinieri di Torre Annunziata – in passato ha anche tenuto il comando della stazione di Ottaviano – è un lieve riconoscimento che rievoca alla mente le scene drammatiche di una vicenda tutt’altro che risolta. Riceverà un riconoscimento, che gli sarà assegnato nel giorno della festa dell’Arma dei carabinieri (in programma nella giornata di oggi a Roma), per aver tirato via dal fuoco due vite. Due persone che oggi gli devono tutto, sfuggite al rogo e a morte certa. Scampati all’incubo, che potranno raccontare ai propri nipoti. L’incendio all’interno dell’Adler di via Mozzoni a Ottaviano, verificatosi il 5 maggio di un anno fa è una ferita ancora aperta nel cuore di una comunità che s’è vista colpita nel suo orgoglio. Vincenzo Lanza, l’operaio di 55 anni che ha perso la vita all’interno dello stabilimento, e i feriti che ancora oggi stanno lentamente tornando alla normalità dopo aver visto la morte con gli occhi, sono conosciuti da tutti in città. Tutti hanno un parente che ha lavorato all’interno dello storico stabilimento che progetta, sviluppa e industrializza componenti e sistemi per l’industria del trasporto fondato nel 1956. Poco più di un anno fa la terribile tragedia, l’esplosione all’interno di uno dei capannoni e la fuga disperata degli operai da quell’inferno di fiamme divampato prima che la terribile nuvola nera tossica avvolgesse interi paesi. L’unico a non uscire vivo dall’Adler è stato proprio Vincenzo Lanza. Oggi la sua famiglia attende ancora che sia fatta giustizia. L’inchiesta coordinata dalla procura della Repubblica di Nola sembra essere a un punto fermo, da troppo tempo ormai. Nessuno è stato ancora iscritto nel registro degli indagati, nessuno ad oggi conosce a che punto siano arrivati gli accertamenti ordinati dalla magistratura. Un silenzio assordante che non rende merito ai familiari dell’operaio morto e non rende merito al sacrificio di un carabiniere, come Andrea Zurolo, che in budello di fiamme e lamiere ha rischiato di perdere la vita nel tentativo di salvarne due. @riproduzioneriservata

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