Maxi-processo ai narcos di Scafati e Boscoreale: 40 imputati

Salvatore Piro,  

Maxi-processo ai narcos di Scafati e Boscoreale: 40 imputati

Traffico di stupefacenti nelle più floride piazze dello spaccio gestite dalle donne tra Scafati, Boscoreale e l’intero hinterland vesuviano: al via il maxi-processo, alla sbarra 40 imputati.  È iniziato nell’aula bunker del Tribunale di Salerno il processo a carico dei presunti signori e delle presunte signore della droga di Scafati, Boscoreale, Pompei e dell’Agro-Nocerino Sarnese. Una prima udienza frutto dell’imponente blitz messo a segno il 15 settembre 2020 dai carabinieri del nucleo operativo di Nocera Inferiore che, diretti dal colonnello Rosario Di Gangi, avevano denunciato 48 persone, accusate a vario titolo di riversare carichi di cocaina e marijuana nelle piazze di spaccio cittadine oltre che nel quartiere Pellegrini a Boscoreale. L’inchiesta, coordinata dal pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno Giancarlo Russo, due anni fa consentì di sgominare due presunti organizzazioni di pusher, che operavano prevalentemente nella provincia nord e in alcune località del napoletano come Pompei. In una delle organizzazioni illecite, un ruolo di primo piano, secondo l’accusa, veniva svolto dalle donne. Inoltre, per alcune cessioni sarebbero stati impiegati dei minorenni, tra questi un ragazzino di 14 anni. Erano le loro madri – questa la tesi sostenuta dalla Procura – a impiegare i minori nelle attività illecite. Imponente il giro d’affari smantellato dai carabinieri e dall’Antimafia: la stima delle vendite della droga al dettaglio si attesta nell’ordine di circa 100 cessioni quotidiane per ciascun sodalizio. Il tutto per ricavi illeciti non inferiori ai 2mila euro al giorno. La maxi-inchiesta partì da due episodi verificatisi a Scafati in seguito all’omicidio del pregiudicato Armando Faucitano, ucciso il 26 aprile 2015 in piazza Genova. Il 29 marzo 2016 ci fu poi un attentato che colpì il noto My Love, gestito da Teresa Cannavacciuolo, già nota alle forze dell’ordine per i suoi precedenti legati allo spaccio. Durante l’attività, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, emersero quindi due diverse associazioni finalizzate al traffico di stupefacenti e operanti a Scafati. La prima guidata, secondo l’accusa, da Giovanni Crocetta Barbato e Angelo Sorrentino: entrambi ora imputati e difesi dall’avvocato Gennaro De Gennaro. La seconda, invece, avrebbe fatto capo a Francesco Squillante, Teresa Cannavacciuolo, Andrea Carotenuto, Morena Carotenuto, Vincenzo Carotenuto, Raffaele Squillante e Salvatore Squillante (difeso dal legale Giovanna Coppola). “Entrambi i sodalizi, il primo dei quali era il fornitore del secondo – spiegò una nota della Procura all’esito del blitz del 2020 – erano accomunati da rapporti familiari che rafforzavano il rapporto di collaborazione”. Nel caso dell’associazione guidata secondo l’accusa da Giovanni Barbato Crocetta e Angelo Sorrentino sarebbero stati documentati rapporti d’affari con degli affiliati al clan Matrone di Scafati e Aquino-Annunziata di Boscoreale. La gang avrebbe avuto contatti anche con dei fornitori in Olanda. Gli inquirenti, nel 2015, verificarono il coinvolgimento di Carmine e Vincenzo Alfano e di Pasquale Rizzo nell’acquisto di una partita di droga sequestrata infine dalla polizia tedesca (1 chilo di cocaina e 4 chili di marijuana). Il maxi-processo, partito invece nella giornata di ieri, proverà ad accertare anche le modalità usate dalle due associazioni per spacciare droga. Secondo l’Antimafia, le richieste per le dosi avvenivano telefonicamente, utilizzando un linguaggio criptico; i luoghi di consegna erano occasionali, la droga era venduta nei pressi di abitazioni e di scuole.

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