Mani dei Casalesi sui caseifici della penisola: «Chi è vittima dei clan denunci»

Salvatore Dare,  

Mani dei Casalesi sui caseifici della penisola: «Chi è vittima dei clan denunci»

«E’ necessario implementare i controlli e tutelare l’intera filiera che fa gola alla criminalità». Coldiretti mantiene alta l’attenzione sul tentativo della camorra di infiltrarsi nel settore agroalimentare della penisola sorrentina. A testimoniare l’interesse delle cosche c’è l’ultima indagine dell’Antimafia che ha disvelato il sistema dei Casalesi che obbligavano taluni caseifici della penisola sorrentina a vendere a ditte riconducibili al clan prodotti caseari – in particolare mozzarella – sottocosto per poi imporre i formaggi sul mercato, pure in penisola. Dopo gli arresti, l’auspicio – a cui si lega anche l’sos Coldiretti – è chiaro: chi è vittima deve denunciare, deve avere il coraggio di ribellarsi alla criminalità organizzata. «Le mafie non solo si appropriano di vasti comparti dell’agroalimentare e dei guadagni che ne derivano, distruggendo la concorrenza e il libero mercato legale e soffocando l’imprenditoria onesta, ma – continua la Coldiretti – compromettono in modo gravissimo la qualità e la sicurezza dei prodotti, con l’effetto indiretto di minare profondamente l’immagine dei prodotti italiani e il valore del marchio Made in Italy». Non solo. «Gli ottimi risultati dell’attività di contrasto confermano la necessità di tenere alta la guardia e di stringere le maglie ancora larghe della legislazione con la riforma dei reati in materia agroalimentare», afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini. Il quale precisa che «l’innovazione tecnologica e i nuovi sistemi di produzione e distribuzione globali rendono ancora più pericolose le frodi agroalimentari che per questo vanno perseguite con un sistema punitivo più adeguato». Stando alle accuse mosse dalla Procura distrettuale Antimafia di Napoli, i Casalesi avrebbero obbligato vari titolari di caseifici della penisola sorrentina a vendere in via esclusiva i loro prodotti alle aziende riconducibili al clan, che li avrebbero poi distribuiti in regime di monopolio nella stessa penisola sorrentina e nel Casertano, in particolare ad Aversa e nei comuni limitrofi. In particolare, a rispondere di quest’accusa c’è il figlio di “Sandokan”, il quarantenne Walter Schiavone. Schiavone junior era in una località protetta, per via della collaborazione del fratello Nicola, quando i carabinieri del nucleo investigativo di Caserta sono andati a prelevarlo notificandogli l’ordinanza emessa dal giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Napoli. In cella sono finiti anche Antonio Bianco e Armando Diana, coetanei e stretti collaboratori di Schiavone, anch’essi accusati, come quest’ultimo, di associazione di stampo camorristico. Il gip del tribunale di Napoli ha invece disposto i domiciliari per Nicola Baldascino, 44 anni, e l’obbligo di dimora nel comune di residenza per il 26enne Davide Natale.

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