Torre Annunziata, il sindaco scarica Ariano e difende Ammendola. Poi studia il ribaltone salva-poltrona

Tiziano Valle,  

Torre Annunziata, il sindaco scarica Ariano e difende Ammendola. Poi studia il ribaltone salva-poltrona
Il sindaco Ascione con l'ex vicesindaco Ammendola

Torre Annunziata. Scarica Nunzio Ariano, il dirigente dell’Ufficio Tecnico arrestato per corruzione («Mi ha tradito perché ha rubato i soldi», dice), non l’ex vicesindaco Vincenzo Ammendola, finito in carcere nell’ambito della stessa inchiesta («Aspetto a dare giudizi, è stato arrestato solo sulla scorta di indizi», aggiunge). Sostiene di avvertire «la responsabilità politica di tutte le scelte compiute», e alla fine le rivendica con determinazione: «rifarei tutto quello che ho fatto in questi quattro anni».Il sindaco di Torre Annunziata, Vincenzo Ascione, gioca a fare l’equilibrista, ignora le emergenze sociali, amministrative e politiche della sua città e studia l’ammucchiata con l’obiettivo di arrivare alla fine del mandato. Per riuscire in quella che ormai è la sua unica missione, pensa alla formazione di una nuova giunta nel giro di pochi giorni «a mia immagine e somiglianza», e propone un patto trasversale «aperto a tutte le forze presenti in consiglio comunale, per raggiungere 3 o 4 obiettivi nei prossimi 12 mesi».

Un disperato tentativo di salvare la faccia e magari di restare in corsa anche per il secondo mandato, magari con una nuova e improbabile coalizione che non avrebbe alcuna logica politica e nascerebbe sulla base di pure ambizioni personali. Nell’ammucchiata salva-faccia, se i documenti hanno ancora un senso, non dovrebbe esserci il Pd, dunque Ascione non dovrebbe avere l’appoggio del gruppo consiliare dal momento che i vertici napoletani del partito hanno considerato «ufficialmente conclusa l’esperienza amministrativa di Torre Annunziata».

Da qui a prevedere una mozione di sfiducia in aula, tuttavia, ci passa la forza di volontà di andarsene davvero a casa.«Il Pd ha fatto una libera scelta», dice Ascione. «Una scelta che non condivido e spero che non sia definitiva», come dire: lascio una porta aperta se qualcuno volesse rientrare. In ogni caso il sindaco aggrappato alla poltrona tira dentro il Pd quando si affronta il tema delle responsabilità politiche sulle scelte compiute dall’amministrazione.«Il partito ha condiviso tutte le scelte fatte, compresa quella di nominare vicesindaco Luigi Ammendola che, voglio ricordare, è un maresciallo della Guardia di Finanza. Allora era Paolo Persico (che oggi è alla guida di una sezione commissariata, ndr) a rappresentare il partito al tavolo delle trattative», continua il sindaco.

Ammette che c’era una frangia di dissidenti guidati dall’ex segretario Francesco Savarese ma prova a ribaltare la posizione. «Secondo me le polemiche erano legate semplicemente dell’ambizione di scegliere il futuro candidato sindaco, in realtà non mi sono mai arrivate segnalazioni precise su episodi di corruzione o presunti tali». Ci sono però documenti chiari e netti che condannano l’operato della sua giunta e in particolare quello di Luigi Ammendola. Ascione si arrampica sugli specchi e pur di difendere il suo operato arriva a tuonare contro Lorenzo Diana, il vicesindaco che ha dato le dimissioni dopo aver accertato irregolarità all’interno dell’ufficio tecnico. Ne contesta le dichiarazioni pubbliche e le dimissioni stesse.«Dimettersi significa alzare bandiera bianca, ma comprendo umanamente chi si è logorato in questa situazione. Rispetto la storia di Diana, una bandiera della lotta alla legalità a Casal di Principe, ma qui non ha voluto approfondire i problemi del territorio».

Una considerazione che stride con le parole che Diana ha pronunciato in veste di vicesindaco di Torre Annunziata sul tema della criminalità, della dispersione scolastica, del degrado sociale e della trasparenza amministrativa. «Anche io noto che c’è ancora poco coraggio da parte della città nella lotta al crimine, ma negare che esistono movimenti, associazioni e persone che ci stanno provando è ingeneroso». Resta un nodo che Ascione fa finta di non vedere: i due uomini più vicini a lui sono in carcere nell’ambito dell’inchiesta sulle mazzette. Resta aggrappato alla poltrona e, dice, «spero nell’arrivo della commissione d’accesso così si farà luce su tutto».

Se le ombre e le responsabilità sono tante, i risultati da sbandierare dopo quattro anni di amministrazione sono pochissimi. Nell’elenco delle note liete il sindaco è costretto a citare la movida in Curva pur di mettersi al petto improbabili medaglie. Prova a giocare anche sugli equivoci e alla fine della conferenza diffonde un breve comunicato contro Metropolis, che ha scritto dei progetti saltati nell’area portuale. «Dicono che abbiamo fallito, invece è il contrario: i nostri progetti si sono classificati nelle primissime posizioni», dice. Ovviamente non può nascondere la verità dei fatti e tra le righe implicitamente ammette ciò che Metropolis ha pubblicato: «I progetti sono in graduatoria ma non sono finanziati per mancanza di fondi».

Il risultato ha il sapore amaro della sconfitta. Come del resto amara è l’intera ora di conferenza stampa di un sindaco svuotato, stanco, solo, aggrappato alla poltrona e in attesa di nuovi compagni di sventura.

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