Ammazzò padre e figlio di Ercolano: ex vigilantes di Torre del Greco condannato a 20 anni

Alberto Dortucci,  

Ammazzò padre e figlio di Ercolano: ex vigilantes di Torre del Greco condannato a 20 anni
Vittime inseguite e crivellate di colpi

Torre del Greco/Ercolano. Condannato a vent’anni di reclusione per la morte di Martino Mazza e Pietro Mazza, padre e figlio uccisi con 16 colpi di pistola dopo una violenta lite per un vecchio debito di 6.000 euro. A sei anni dal massacro di via Verdi a Buttapietra – in provincia di Verona – arriva la sentenza definitiva per Filippo Manzo, ex guardia giurata di 60 anni, finito alla sbarra con l’accusa di duplice omicidio nonché delitti in materia di armi e ricettazione. A scrivere la parola fine alla battaglia giudiziaria aperta dal gup Guido Taramelli del tribunale di Verona nel 2016 – l’imputato aveva scelto di essere giudicato con la formula del rito abbreviato – sono stati i magistrati della quinta sezione della suprema corte di cassazione, pronti a confermare il verdetto emesso a maggio del 2019 dalla corte d’assise d’appello del tribunale di Venezia.

Ergastolo cancellato

In primo grado, Filippo Manzo era stato condannato all’ergastolo per una serie di aggravanti contestate dal pubblico ministero Marco Zenatelli. La sentenza era stata confermata in secondo grado e cancellata una prima volta dagli ermellini: al «secondo giro» in corte d’assise d’appello, il sessantenne aveva visto parzialmente accogliere le proprie ragioni – escluse le circostanze aggravanti – e la pena era stata «abbassata» a venti anni di carcere. Una decisione trascinata dal legale dell’imputato nuovamente davanti agli ermellini di Roma, ma senza successo: il collegio presieduto dal giudice Gerardo Sabeone ha blindato la pena di 20 anni e condannato Filippo Manzo al pagamento delle spese legali.

Il terrore nella villetta

A scatenare l’incredibile duplice omicidio tra «emigranti» dal Vesuviano – sia l’assassino sia le vittime erano cresciuti tra Ercolano e Torre del Greco – in cerca di fortuna al Nord Italia era stato un prestito non saldato, un debito di seimila euro capace di incrinare i rapporti tra Filippo Manzo e il quarantottenne e il venticinquenne. I due abitavano a Marchesino – una frazione a poca distanza dal luogo del delitto, avvenuto nell’abitazione dell’assassino – e, già la sera precedente il massacro, si erano presentati in casa del sessantenne per provare a risolvere la questione del maxi-debito. In pochi minuti, la discussione degenerò in lite e solo la decisione di andare via da parte di padre e figlio scongiurò il peggio. Peggio puntualmente arrivato a dodici ore di distanza, quando aguzzino e vittime si ritrovarono davanti alla villetta degli orrori: alla vista dei due uomini di Ercolano, l’ex guardia giurata impugnò la pistola e sparò all’impazzata. Sedici colpi in rapida successione, costati la vita a padre e figlio. I due provarono a scappare, ma Filippo Manzo riuscì a raggiungerli e finché erano a terra scaricò su di loro tutti i colpi a disposizione puntando sulla testa.  Ora, a sei anni di distanza, la parola fine a un massacro capace di segnare per sempre la vita di due famiglie «emigrate» al Nord in cerca di fortuna.

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