Torre del Greco, voto di scambio e pacchi Unicef: scontro in aula

Alberto Dortucci,  

Torre del Greco, voto di scambio e pacchi Unicef: scontro in aula

Torre del Greco. Un’udienza rapida, ma non priva di colpi di scena destinati a pesare sul proseguimento del processo. Perché in aula è stato ricostruito il «percorso» dei pacchi alimentari solitamente distribuiti ai poveri e finiti – in occasione delle elezioni del 2018 – sotto la lente di ingrandimento della procura di Torre Annunziata. Secondo cui pasta e scatolame erano stati trasformati da Domenico Pesce – ex presidente della Turris e «sponsor elettorale» di Giovanni Palomba, sempre rimasto estraneo alla vicenda – in merce di scambio per ottenere le preferenze delle fasce deboli del territorio.

Il sistema dei pacchi

A sfilare davanti ai magistrati del collegio presieduto dal giudice Gabriella Ambrosino sono stati un produttore di prodotti alimentari in scatola e una responsabile della Coop Cair, la cooperativa incaricata della «grande distribuzione» dei pacchi alimentari destinati alle famiglie povere. Incalzato dalle domande della difesa di Domenico Pesce – rappresentata dall’avvocato Massimo Loffredo – l’imprenditore ha precisato come i prodotti in scatola non potessero essere poi automaticamente associati a determinati lotti. Ugualmente destinata a scatenare uno scontro legale tra accusa e difesa la deposizione della responsabile della Coop Cair: «Forniamo i nostri prodotti a centinaia di associazioni, di cui una decina solo a Torre del Greco – le parole pronunciate durante l’udienza, in linea con la tesi sostenuta a febbraio dalla legale rappresentante -. In merito ai pacchi oggetto delle indagini, posso confermare che fossero privi di codice del relativo lotto nonché privi di codice di consegna». Non solo. La responsabile della Coop Cair ha spiegato in aula come i tempi di consegna dei pacchi alimentari variassero tra i quattro e i sei giorni – i tempi necessari alle comunicazioni alle associazioni – e come fosse praticamente impossibile che un lotto arrivato il giorno prima fosse recapitato già il giorno successivo. Un dettaglio non trascurabile, secondo la difesa di Domenico Pesce.

Il faccia a faccia

L’udienza è stata poi rinviata a ottobre, quando saranno trattare le posizioni dei restanti imputati. E quando ci sarà il faccia a faccia tra Stefano Abilitato – l’ex consigliere comunale già condannato in via definitiva – e i suoi aggressori all’epoca della campagna elettorale: l’imprenditore Vincenzo Izzo – titolare della pescheria Don Do – e il meccanico Gennaro Savastano. I due devono rispondere dell’aggressione avvenuta in vico Agostinella proprio ai danni di Stefano Abilitato e dei suoi sostenitori. Spediti via dal quartiere a colpi di schiaffi.

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