Nascondeva armi e bombe, ai domiciliari il custode del nuovo boss di Poggiomarino

Salvatore Piro,  

Nascondeva armi e bombe, ai domiciliari il custode del nuovo boss di Poggiomarino

Agguato all’ex pentito di camorra, il Tribunale del Riesame scarcera il presunto custode delle armi che, secondo l’accusa, sarebbero servite alla consorteria criminale di Rosario Giugliano: il killer che voleva “togliere di mezzo” Carmine Amoruso, alias o’ pentito di Poggiomarino, “colpevole” di un suo passato come collaboratore di giustizia. I giudici di Napoli hanno concesso infatti i domiciliari al 37enne Raffaele Carrillo: commerciante arrestato in flagranza lo scorso 19 aprile, e subito dopo spedito in carcere, con l’accusa (aggravata per reati connessi ad attività mafiose, ndr) di aver detenuto in maniera illecita oltre 17 chilogrammi di materiale esplosivo già confezionato artigianalmente in 56 bombe carta con innesco a miccia lungo oltre 6 centimetri; e ancora 6 ordigni pirotecnici del diametro di 11 centimetri per un totale di circa 7,5 chili. A stringere le manette ai polsi di Carrillo – difeso dall’avvocato Antonio Usiello di Torre Annunziata – erano stati i carabinieri del Nucleo Operativo di Nocera Inferiore. Lo scorso 19 aprile, le forze dell’ordine, su mandato della Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno, misero a segno un’attenta perquisizione all’interno di un capannone industriale, con ingresso lungo via Passanti Flocco, e del quale Carrillo risulterebbe avere le chiavi. Al termine dell’operazione, i militari, sopra un soppalco interno al capannone attualmente concesso in fitto al commerciante, scovarono e sequestrarono l’impressionante kit di materiale esplosivo: ordigni artigianali e bombe carta che, secondo l’accusa, sarebbero in qualche modo collegati all’ultima maxi-inchiesta relativa alla faida tra clan di Poggiomarino. Una “guerra” scoppiata oltre un mese fa, le indagini si concentrano sulla figura di Rosario Giugliano, detto o’ minorenne, storico killer del boss pentito Pasquale Galasso e promotore sul territorio – secondo la Dda di Salerno – di una nuova organizzazione criminale. Sullo sfondo delle indagini, condotte dai sostituti dell’Antimafia Marco Colamonici e Elena Guarino, resta il tentato omicidio di Carmine Amoruso, noto come o’ pentito, rimasto vittima il 13 aprile scorso di un vero agguato consumatosi nelle vicinanze del cimitero di San Marzano sul Sarno. Amoruso è da pochi mesi uscito dal piano di protezione. Giugliano e i suoi alleati, secondo un’inchiesta più ampia condotta dalla Procura di Napoli, avrebbero avuto interessi in attività imprenditoriali. La presenza sul territorio de o’ pentito fu però subito percepita come un tentativo di riaffermare la sua egemonia in zona. Per questo motivo, il 13 aprile, Giugliano o’ minorenne, in collaborazione con Nicola Francese, 31enne di Pagani, avrebbe deciso di “togliere di mezzo” Amoruso. Il piano fu studiato in una mansarda, i due indagati – Carrillo invece, ora spedito ai domiciliari, a suo carico non ha accuse in merito al tentato omicidio, ndr – avrebbero indossato anche maschere e parrucchino, dandosi appuntamento a San Marzano sul Sarno. Alle 15:30, Giugliano e Francese avrebbero intercettato una Ford Puma sulla quale viaggiava Carmine Amoruso. Su di una Fiat Panda, invece, c’erano i sicari, che dopo aver superato la Ford, uscirono dal veicolo, sparando 14 colpi d’arma da fuoco contro l’auto della vittima. Amoruso, colpito a un braccio, riuscì a salvarsi la vita, inserendo la retromarcia, così scampando all’agguato. Giugliano e Francese sono accusati di tentato omicidio pluriaggravato da premeditazione e dal metodo mafioso nonché di detenzione illegale di armi comuni da sparo.

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