Torre Annunziata, condannato a 18 anni il boss della villa di Gomorra

Ciro Formisano,  

Torre Annunziata, condannato a 18 anni il boss della villa di Gomorra

L’ultima parola sul maxi-processo ai signori della droga di Torre Annunziata l’ha scritta la Corte di Cassazione. Ed è una sentenza pesantissima per Francesco Gallo, alias Francuccio ‘o pisiello, il boss del Penniniello che affittò la sua villa come set per la prima serie della fiction “Gomorra”. Ma questo non è un film. E’ la realtà di una mega-inchiesta, denominata “Mano nera”. Un’indagine che 8 anni fa ha travolto la cupola della droga, portando a processo una cinquantina di imputati. Al termine di un lungo procedimento, costellato di annullamenti e colpi di scena, il ricorso del capoclan è stato rigettato dai giudici della sesta sezione penale della Suprema Corte di Cassazione. E Gallo è stato condannato in via definitiva a scontare 18 anni di carcere. E’ lui, secondo l’indagine condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, la figura chiave del processo, l’uomo che avrebbe rappresentato l’apice di quella organizzazione per delinquere di stampo mafioso specializzata nel traffico di sostanze stupefacenti. Condannato in primo grado e in Appello, nel 2018 il boss recluso al 41-bis aveva ottenuto l’annullamento con rinvio della sentenza. Ma la Corte d’Appello ha solo ridimensionato la condanna di primo grado – 20 anni di reclusione – confermando nel resto le pesanti accuse contestate a Gallo dagli inquirenti. Nei mesi scorsi l’ultimo atto del processo, con il rigetto in Cassazione. Una sentenza, l’ultima di quel maxi-processo, le cui motivazioni sono state depositate qualche giorno fa. Il verdetto incassato dal boss per “Mano nera” si somma all’altra condanna definitiva inflitta al capoclan di Torre Annunziata: i 6 anni di reclusione incassati per il racket che Gallo avrebbe imposto proprio ai produttori della serie televisiva per il fitto della sua abitazione che nell’immaginario dei fans è poi diventata la casa del boss Pietro Savastano. Una vicenda per la quale sono finiti a processo per favoreggiamento i rappresentanti della società di produzione che avrebbero pagato il clan. Un’estorsione che il boss Francesco Gallo avrebbe imposto proprio dal carcere. E anche alla luce di quella indagine e sulla scorta delle numerose intercettazioni captate nei penitenziari, l’Antimafia – nel giugno del 2017 – ha chiesto e ottenuto il trasferimento del boss al regime del carcere duro. Il temutissimo 41-bis riservato a padrini e affiliati di rango di mafia, camorra e ‘ndrangheta. Provvedimento firmato direttamente dall’allora ministro della Giustizia. Ad oggi – alla luce dell’ultimo verdetto della Cassazione – sul capo di Gallo pendono due condanne definitive per un cumulo di pena complessivo di 24 anni. Di questi Gallo ha già scontato 8 anni essendo recluso ininterrottamente dal 2013. L’anno in cui scattò il blitz che portò all’arresto del boss che viveva nella villa di Gomorra.

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