L’Antimafia chiede 184 anni di carcere per i nuovi boss di Torre Annunziata

Ciro Formisano,  

L’Antimafia chiede 184 anni di carcere per i nuovi boss di Torre Annunziata

Centonovanta anni di carcere complessivi. Vent’anni per i boss del nuovo clan, dai 12 ai 15 anni per affiliati ed esattori del pizzo. Sono le richieste di condanna formulate dall’Antimafia nei confronti della presunta cupola del “Quarto Sistema”, il nuovo sodalizio criminale che a colpi di bombe, minacce ed estorsioni voleva mettere le mani su Torre Annunziata. Una lunga requisitoria, quella del pubblico ministero Ivana Fulco – il magistrato che indaga sugli affari della camorra di Torre Annunziata – nella quale è stata ripercorsa la genesi di quel clan. Una cosca tenuta insieme dal collante dell’odio nei confronti dei Gionta e composta da nipoti e figli di affiliati uccisi nella guerra di camorra dai killer dei Valentini. Il gruppo con base nel rione Penniniello avrebbe tessuto le trame di una capillare rete estorsiva, togliendo il respiro a decine di imprenditori già messi in ginocchio dalla pandemia. Le richieste Un gruppo di cui sarebbero figure apicali Domenico Balzano, alias “sauriello” e Luca Cherillo. Per entrambi il pubblico ministero ha chiesto 20 anni di carcere. A seguire i 18 anni richiesti per Salvatore Carpentieri, soprannominato “Tore ‘e viola”. E ancora 15 anni per i presunti affiliati Vincenzo Somma, Antonio Villani, Pietro Evacuo e per Natalino Scarpa. E ancora 12 anni per Crescenzo Balzano, Vincenzo Anzalone, Matteo Fraterno, Alessio Pio De Simone e Salvatore Balzano. A chiudere i 6 anni di carcere chiesti per Giuseppe Losco (l’unico degli indagati ai quali non è contestato il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso).  Nella prossima udienza la parola passerà al collegio difensivo (composto dagli avvocati Antonio de Martino, Ciro Ottobre, Giuseppe De Luca, Sergio Cola, Ferdinando Striano e Maria Formisano e Raffaella Farricelli) ai quali toccherà il compito di dimostrare l’innocenza dei propri assistiti. Il processo che dovrebbe concludersi con la sentenza di primo grado a fine giugno, rappresenta il filone principale del procedimento innescato dall’inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia. I 13 imputati, infatti, hanno tutti scelto il rito abbreviato.

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