Sul Vesuvio la grande crisi delle nocciole, piante senza frutti e migliaia di agricoltori in crisi

Andrea Ripa,  

Sul Vesuvio la grande crisi delle nocciole, piante senza frutti e migliaia di agricoltori in crisi

La festa di Sant’Antonio è un segnale. Un passaggio chiave nella raccolta delle nocciole che ogni anno spuntano sugli alberi alle pendici del Vesuvio e che hanno contribuito a rendere la “nucella napoletana” tra le 5 migliori del mondo. Un anno fa gli stessi alberi che oggi sono spogli di frutti, erano così carichi di nocciole che sembravano piegati su loro stessi tanto era il peso. Oggi la situazione è completamente capovolta. I noccioleti nella zona del Vesuviano – tra Terzigno, Poggiomarino, San Giuseppe Vesuviano, Palma Campania e parte del Nolano – sono spogli di prodotti. E non perché siano stati già raccolti, ma perché le piante quest’anno – complici le temperature rigide nel momento chiave della fioritura – non hanno dato niente alla terra. E quelle poche nocciole che sono spuntate dagli alberi sono da buttare. Immagini di una crisi senza precedenti, con i raccolti calati anche del 90% e parte dei terreni già abbandonati e ridotti in discarica. Una carenza di prodotti che rischia di avere effetti devastanti sulla catena di montaggio e di lavorazione delle nocciole, che dal Vesuvio arrivano fino ai grandi stabilimenti. Uno su tutti? La Ferrero, produttrice della Nutella che si serve anche delle nocciole raccolte sul Vesuvio per invadere le tavole con la cioccolata più buona del mondo. Ma prima di finire nei barattoli dal tappo bianco, il percorso delle nocciole del Vesuviano è lungo. Parte da lontano. Dalla cura delle piante, che tra Terzigno e San Giuseppe Vesuviano – due delle città che esportano nocciole ovunque – per i contadini è quasi un dovere maniacale. Tra gli imprenditori della nocciola di Terzigno più famosi c’è Domenico Auricchio, in passato Senatore della Repubblica e sindaco della città vesuviana, oggi ancora impegnato in politica dove ricopre la carica di consigliere comunale. «Ma sono nato nelle nocciole», precisa subito mentre ci accompagna in un tour tra i fondi agricoli di un territorio che sta passando una delle crisi più profonde. «Non si era mai visto che tutte le piante di questo angolo di provincia fossero sprovviste di frutti. Lavoro le nocciole da oltre mezzo secolo e questa emergenza così profonda non l’ho mai vissuta. Ecco perché mi faccio portavoce degli agricoltori e degli imprenditori della zona che rischiano di restare senza nulla. Chiederò aiuto al ministro dell’agricoltura Stefano Patuanelli e al governo regionale. Anche Coldiretti deve essere informata di questo momento difficile che sta vivendo un intero territorio. E spero che a Giffoni Valle Piana, primo paese produttore di nocciole di tutto il territorio nazionale non sia capitato lo stesso, sarebbe un disastro». Ha i capelli bianchi e le mani consumate dalla terra Auricchio, ma tra le piante di nocciole del Vesuviano torna ragazzino. Prima al suo capezzale, nel rione di Boccia al Mauro, era un via vai di contadini pronti a portare quintali di nocciole caricati su camion e furgoni. «Quest’anno nulla», ammette. Colpa delle gelate di inizio marzo, il momento chiave in cui cominciano a spuntare i frutti sugli alberi. «Sembra essersi abbattuta una nube di gas tossico su tutti i raccolti del Vesuviano», dice mentre prova a spiegare che è un’emergenza generalizzata in tutto il territorio. Anche nel Nolano e parte dell’Avellinese la situazione d’emergenza è tale. «Qui rischiano di restare senza lavoro migliaia di agricoltori». Un quintale di nocciole può essere pagato anche 240 euro. «Prima quando andavamo male, ogni contadino produceva almeno dieci quintali di nocciole». Stavolta il nulla. Con interi campi agricoli che si inerpicano sui fianchi del Vesuvio che sono stati anche abbandonati, diventando terreno fertile per gli eco-criminali delle pezze e dei copertoni d’auto pronti da dare alle fiamme. «Ci stiamo mettendo alle spalle il virus, ma qui c’è un altro virus che ci spaventa. La crisi è un mostro che non ci abbandona. E senza aiuti e tutele, migliaia di agricoltori rischiano di restare senza nulla. E i fondi agricoli non curati potrebbero diventare potenziali discariche». L’altra faccia della medaglia di un territorio bellissimo e martoriato dagli incendi. Senza le nocciole del Vesuvio – tra le migliori 5 al mondo dopo quelle di Giffoni e della zona piemontese prime ex aequo, del Viterbese, quelle irpine della Mortarella e le turche – l’intero indotto della provincia di Napoli rischia di restare a secco.

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