Tifosi eccellenti e passione azzurra, Amato: «Io, malato di Napoli in via di guarigione»

Gaetano Angellotti,  

Tifosi eccellenti e passione azzurra, Amato: «Io, malato di Napoli in via di guarigione»

Metropolis da’ voce ai tifosi vip del Napoli, che raccontano e si raccontano attraverso la passione per gli azzurri.

Gaetano Amato, io personalmente non mi definisco tifoso del Napoli, ma “malato”. Lei?

«Anch’io. Ma in via di guarigione. Seguo sempre le partite, ma senza accanimento. Non mi “intossico” più, non litigo…non ne vale la pena».

Troppe delusioni?

«Sì, ma non sul piano squisitamente sportivo. Mi spiego meglio: in gioventù, nel mio piccolo, ho giocato a calcio, nella Fulgor, cioè le giovanili della Juve Stabia, la squadra della mia Castellammare. Ho avuto la fortuna di incrociare allenatori come Gianni Di Marzio, Vincenzo Criscuolo. Certo, erano altri tempi, ma se rientravi negli spogliatoi con la maglia asciutta, rischiavi di essere preso a schiaffi. Ecco, oggi mi fa male vedere campioni strapagati uscire a fine partita con la maglietta non dico asciutta, ma addirittura stirata…».

Tipo come alla fine di Napoli-Verona?

«Ma anche di Fiorentina-Napoli di quattro anni fa…il problema è sempre lo stesso, c’è troppa gente in campo senza grinta, senza carattere, senza mordente. Sì, sulla nostra strada abbiamo trovato Orsato, Calvarese… però se vinci a Firenze, si devono inventare qualche altra cosa per farti perdere lo scudetto. Se batti il Verona, non c’è arbitro che tenga, la Juve è fuori e tu sei in Champions. Invece non ho visto ardore, ma giocatori indifferenti alle sorti del Napoli, attenti solo alle proprie prestazioni, altrimenti non si spiegherebbe come, ad esempio, con Ancelotti alcuni calciatori hanno fatto prestazioni strepitose in Champions e ridicole in campionato. In altri tempi, quelli dei capitani veri, gente come Peppe Bruscolotti li avrebbe appesi al muro degli spogliatoi. Oggi invece ci si permette di “ammutinarsi” contro la società: ma quando mai si è visto?»

.Colpa solo dei giocatori, quindi, o anche della società e di Ancelotti?

«Ancelotti è un signore, fosse stato per me avrei tenuto lui e cacciato tutti i giocatori, rifondando con i giovani. Ero e sono tutt’ora del parere che dopo Allan altri 3-4 “rivoltosi” debbano andare via per il bene del Napoli. Per carità, gente come Mertens, Insigne, Koulybaly, Ruiz, non si discutono sul piano tecnico. Ma prima di grandi giocatori bisogna essere uomini veri, e non tutti lo sono».

Passando al futuro, pensa che Spalletti sia l’uomo giusto per ripartire?

«Personalmente ero contrario a Spalletti, perché lo considero uno litigioso: ha litigato con Totti, con Cassano, con Icardi…a Napoli ne troverà una decina di tipi così, convinti di “comandare” più di lui. Spero che avrà la forza per farsi rispettare, altrimenti sarà un disastro».

Senta, si parla molto di ridimensionamento, di rifondare. Lei chi sacrificherebbe e chi prenderebbe?

«Credo che al momento tutti siano utili ma nessuno indispensabile. E che se arrivano offerte ritenute congrue, De Laurentiis faccia bene a vendere, non solo Ruiz e Koulybaly ma anche Insigne, Mertens, chiunque. Quanto agli acquisti, spero si punti su giovani di prospettiva ma il cui futuro già si intuisce, basta scommesse. Gente tipo Locatelli, per intenderci».

Mi pare di capire che tra pro e contro De Laurentiis lei faccia parte del primo partito….

«Le dirò, io con De Laurentiis ci ho pure litigato, ma lo rispetto, e sa perché? è uno che sa riconoscere il merito».

Ci racconta questa lite?

«Fu nel 2015, la Filmauro produsse il film Natale col boss, io  interpretavo un malvivente che si affidava a due chirurghi plastici per cambiare volto, chiedendo di diventare come Leonardo Di Caprio e finendo con la faccia di Peppino Di Capri. Nel mio contratto era previsto che dopo la “trasformazione” doppiassi anche le parti di Peppino Di Capri, ma De Laurentiis voleva a tutti i costi Gigi Proietti. Io mi imposi, minacciando di bloccare l’uscita della pellicola, e mi fecero fare una “prova”. Alla fine fu così soddisfatto che mi disse «Hai fatto un capolavoro» e mi chiamò per primo sul palco alla presentazione. Ecco, De Laurentiis è così. Poi, trovatemi un’altra squadra finanziariamente solida e con i conti a posto come il Napoli. Non è vero che non vuole vincere, anzi. Solo che non vuole fare follie finanziarie, che non può permettersi, per vincere. Del resto, che senso ha fare come l’Inter, vincere e poi smantellare la squadra?».

Senta mi racconta una sua “follia” legata al Napoli?

 «Sì, ora lo posso raccontare (ride ndr): era l’epoca delle radio libere, e io collaboravo con una di Castellammare. Una volta, in occasione di una partita di Coppa del Napoli feci una sorta di radiocronaca, con aggiornamenti ogni 10-15 minuti. Solo che non ero al San Paolo, ma nella stanza a fianco, dove a mia volta sentivo la partita per radio…».

E un ricordo, bello o brutto?

«Più che brutto, amaro. Come ho detto, ho giocato a calcio in gioventù, ogni tanto facevamo allenamento con la primavera del Napoli. In una di queste occasioni c’era anche il mister della prima squadra, Giuseppe Chiappella. Ero uno stopper duro, roccioso, molto grezzo fisicamente. Ma in quell’occasione, non so neanch’io come, feci cose mai viste prima, sombrero sull’attaccante, lanci millimetrici, stop al volo…Il mister disse: «Questo lo dobbiamo prendere subito, lunedì fatelo venire a firmare. La domenica c’era la partita, e per festeggiare andai con mio padre al San Paolo: c’era Napoli-Cagliari, finì 1-2 con gol di Domenghini e Riva. Chiappella venne esonerato e non se ne fece più nulla…».

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