Torre del Greco, 18enne adescata in chat e stuprata in un parcheggio

Daniele Gentile,  

Torre del Greco, 18enne adescata in chat e stuprata in un parcheggio
Il parcheggio dell’ex Trinità

Torre del Greco. Adescata in chat, stuprata nel parcheggio dell’ex Trinità e poi scaricata in strada. Sono i flashback del film dell’orrore vissuto da Maria – nome di fantasia – vittima a soli 18 anni di un «mostro» conosciuto in rete: un incubo denunciato agli agenti del locale commissariato di polizia, ora impegnati a fare piena sull’agghiacciante racconto della studentessa. La drammatica storia è stata ripercorsa da Maria con la voce spezzata dal dolore e gli occhi gonfi di lacrime: «Non potrò mai dimenticare, sono stati momenti atroci».

Il contatto su Instagram

Secondo la ricostruzione della diciottenne, tutto sarebbe iniziato quando ha accettato un invito a uscire da parte di un ventiquattrenne «conosciuto» attraverso i social. L’uomo che poi l’avrebbe ripetutamente violentata e aggredita. Umiliata e abbandonata alla rotonda dell’autostrada, all’altezza dei caselli dell’A3. Poi il pianto a dirotto e la confessione ai suoi genitori, pronti – in pochi istanti –  a raggiungere insieme alla figlia il commissariato di polizia di via Sedivola e successivamente il pronto soccorso dell’ospedale Agostino Maresca, dove Maria è rimasta, a causa dello shock provocato dalla violenza sessuale, sotto osservazione per una notte intera.  Ma procediamo con ordine, perché la cronologia degli eventi potrebbe essere fondamentale per accertare la verità: la diciottenne lo scorso dieci giugno riceve una richiesta su Instagram da parte di un ragazzo di bell’aspetto. «è di Torre del Greco, chissà come mi conosce», la naturale curiosità della studentessa. Alla fine, la diciottenne accetta la richiesta e i due si scambiano subito una serie di messaggi. Le conversazioni vanno avanti per un paio di giorni, ma il tutto prende lentamente una strana piega. Come se al «corteggiatore virtuale» non bastasse più la corrispondenza social. «Lui insisteva per vederci – ricorda Maria – ma i suoi modi erano diversi dai primi giorni. Era diventato invadente e invasivo. Inizialmente avevo pensato tenesse davvero a me, fosse rimasto colpito dal mio modo di fare. Così ho ceduto».

Lo stupro nel parcheggio

Accettare l’invito è stato il primo passo verso il baratro. Quella che doveva essere una tranquilla passeggiata si è trasformato nel peggiore degli incubi: «Ho detto sì all’incontro, ma in realtà gli volevo dire di lasciarmi stare in pace. Così ci siamo visti – racconta la diciottenne -. Lui mi è venuto a prendere a casa con la sua macchina». Una fiammante Fiat 500, evidentemente tirata a lucido per la serata galante: «Avevo deciso di andare in Litoranea, dove gli avrei parlato per stroncare subito eventuali storie – prosegue Maria – ma giunti in via Circumvallazione ha improvvisamente deviato per il parcheggio dell’ex Trinità contro la mia volontà. Non c’era nessuno a quell’ora, eravamo soli». Qui il racconto della presunta vittima di stupro diventa crudo e nudo, un colpo al cuore: «In un attimo me lo sono ritrovato addosso – ricorda con la voce spezzata dal dolore – avevo un vestito con un pantaloncino, me lo ha strappato via. Poi mi ha strappato anche le mutandine: ero nuda e avevo i polsi bloccati. Ho iniziato a piangere, era l’unica cosa che riuscivo a fare in quel momento così terribile. Ma lui non si è fermato». Portando avanti il suo piano criminale avrebbe abusato sessualmente della ragazzina bloccata nell’abitacolo della sua auto. «Dopo un po’ improvvisamente si è fermato e ha iniziato a rassicurarmi, mentre io in lacrime gli chiedevo di riaccompagnarmi a casa – il film dell’orrore ripercorso dalla vittima -. Pensavo che a questo punto l’incubo sarebbe finito, ma mi ha guardato dritto negli occhi e mi ha detto che o l’avrei fatto con le buone o con le cattive e che se avessi continuato a piangere gli avrei fatto passare la voglia. Così è ripartito, polsi bloccati e violenza, i minuti sembravano ore. Finché ha smesso perché ha detto che non era eccitato a causa dei miei singhiozzi. Così siamo andati via. Mi ha lasciato alla rotatoria dell’autostrada e se ne è andato, ma prima mi ha restituito il cellulare che mi aveva preso per evitare che potessi chiamare a qualcuno».

La confessione e la denuncia

Maria è tornata a casa, sconvolta e sotto shock ma inizialmente non ha trovato la forza di raccontare tutto ai suoi genitori, almeno non la stessa sera. Poi il giorno dopo la cugina ha notato delle ferite sul suo corpo e a quel punto è scoppiata in un pianto a dirotto e ha trovato la forza di raccontare. Immediatamente i suoi genitori l’hanno accompagnata al commissariato di polizia, dove gli uomini diretti dalla dirigente Antonietta Andria hanno ascoltato la sua testimonianza e vagliato i referti ospedalieri. Sono, dunque, partite le indagini del caso: gli uomini in divisa hanno preso dei campioni di saliva del ragazzo – in stato di fermo in attesa degli esiti degli accertamenti a cui è stata sottoposta la diciottenne – e sequestrato il suo veicolo, attualmente custodito nel deposito giudiziario in attesa dei rilievi del caso. Maria è assistita dal legale di fiducia e gli agenti stanno indagando per ricostruire l’episodio, in attesa di ricevere disposizioni dal magistrato di turno. L’ipotesi è di stupro e violenza, quella ferocia che Maria non dimenticherà mai: «Non so ancora come mi sento – racconta – ma sono fiduciosa nel lavoro della polizia. Sono sicura che sarà fatta giustizia». Dunque, adesso gli agenti stanno cercando di capire attentamente cosa è accaduto lo scorso giorno ma soprattutto se il ragazzo, appena 24enne, ha stuprato e aggredito Maria in un parcheggio pubblico ma distante dagli occhi indiscreti.

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