Processo Olimpo, la resa dei boss di Castellammare: ora puntano allo sconto di pena

Ciro Formisano,  

Processo Olimpo, la resa dei boss di Castellammare: ora puntano allo sconto di pena

Sono ritenuti tra i protagonisti dell’inchiesta “Olimpo”, la mega-indagine che a dicembre del 2018 ha portato dietro le sbarre la cupola del racket attiva tra Pompei, Castellammare, Gragnano e Pimonte. E ieri, a quasi 3 anni dal blitz che portò all’arresto di boss, affiliati e presunti fiancheggiatori dei clan D’Alessandro, Cesarano, Di Martino e Afeltra, arriva la resa dei conti per gli imputati coinvolti nel processo, con rito abbreviato, sbarcato nelle aule della Corte d’Appello di Napoli. Quasi tutti gli imputati, attraverso i propri legali, hanno infatti manifestato la volontà di concordare la pena. Un modo per provare a strappare uno sconto rispetto alla sentenza di primo grado. Sentenza che lo scorso anno fa ha portato i giudici partenopei a distribuire condanne per oltre mezzo secolo di carcere per i 9 imputati alla sbarra in questo filone processuale. Una volontà che ora, però, dovrà passare dal possibile accordo tra accusa e difesa. Accordo da sottoporre ai giudici entro il 20 settembre, come stabilito nel corso dell’udienza di ieri. Il tutto a pochi giorni della prossimo appuntamento in aula, fissato per il 6 ottobre. Uniche eccezioni, in questo senso, riguardano le posizioni di Liberato Paturzo (difeso dall’avvocato Francesco Piscino) e di Francesco Afeltra (difeso dall’avvocato Francesco Romano). Entrambi, infatti, hanno deciso di andare fino in fondo al processo, puntando all’assoluzione. Il processo, come detto, nasce dall’indagine che a dicembre del 2018 ha dato vita a un’ordinanza di custodia cautelare a carico di numerosi soggetti. Agli arresti sono così finiti personaggi di punta dei sodalizi criminali operanti tra Castellamare di Stabia, Pompei, Gragnano e i Monti Lattari. Ma anche alcuni imprenditori. I reati contestati, a vario titolo, vanno dall’estorsione alle minacce con l’aggravante delle finalità mafiose. Secondo l’Antimafia i clan avrebbero stipulato un patto di ferro per spartirsi il monopolio delle estorsioni su tutto il territorio di competenza. Un accordo che avrebbe spinto nella rete del racket decine di commercianti e imprenditori impegnati nei più svariati settori commerciali. Tra gli imputati, in questo filone processuale, spiccano i nomi di Teresa Martone (moglie del padrino defunto Michele D’Alessandro), Nicola Esposito, boss dei Cesarano detenuto al 41-bis, e Raffaele Afeltra.

CRONACA