Spari dopo la rapina a Torre Annunziata, l’agenda ferma il colpo: 30enne miracolato

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Spari dopo la rapina a Torre Annunziata, l’agenda ferma il colpo: 30enne miracolato

Stava rientrando da lavoro. Solo, sul suo scooter a notte fonda. Era partito da via Bottaro per raggiungere la sua abitazione a Boscoreale. Pochi chilometri, quelli che ogni sera percorre dopo una lunga giornata di lavoro da Castellammare. E anche la scorsa notte il tragitto è stato sempre lo stesso. Ma stavolta qualcosa non è andato per il verso giusto. Sulla sua strada, quel ragazzo di trent’anni, ha incontrato due banditi armati fino ai denti che solo per un caso fortunato non lo hanno ammazzato. L’ennesimo episodio di violenza e criminalità, a Torre Annunziata, si materializza poche ore prima dell’alba, nei pressi del rione Penniniello, roccaforte della camorra.    Sono da poco passate le tre di notte, il trentenne ha appena terminato il suo turno di lavoro e sta rientrando a casa quando viene bloccato da due uomini. Hanno il volto coperto da caschi integrali e sono in sella ad uno scooter di grossa cilindrata. Lo fermano, gli tagliano la strada. Poi uno dei due tira fuori una pistola. Gliela puntano alla testa. Il ragazzo resta paralizzato dalla paura. Dura tutto pochissimi secondi. Il tempo che ha per rendersi conto di quello che sta accadendo. Poi il silenzio viene spezzato da una frase: «Dacci i soldi o ti spariamo in testa». Una rapina, nel cuore della notte. Negli occhi la paura. Quel ragazzo è solo in una strada deserta e senza alcuna via di fuga. Il 30enne non sa cosa fare, ma decide di reagire. Stringe la manopola dell’acceleratore e inizia la sua fuga. Una fuga che riesce. I due malviventi non lo inseguono, lo lasciano andare. Ma uno dei due impugna la pistola. Sembra la scena di un film, invece è la folle realtà di Torre Annunziata. Da quella bocca di fuoco parte un colpo che però il ragazzo riesce ad evitare. L’incubo è finito, il 30enne rientra a casa e non da l’allarme. Decide di non denunciare ma racconta quello che è accaduto ai suoi amici e familiari che lo invitano a recarsi in caserma.  Ha troppa paura, vuole solo dimenticare i flash terrificanti di quella notte. Il giorno dopo però, mentre prepara la sua borsa per andare a lavoro, si accorge che  nello zaino c’è un buco. Apre la borsa e tira fuori quello che aveva. Tra gli oggetti la sua agenda. È bucata. Ha un foro e all’interno si è conficcato un proiettile, lo stesso che il rapinatore ha esploso usando il corpo di quel ragazzo in fuga come obiettivo da centrare. Torna la paura. Negli occhi il terrore. Quel ragazzo capisce di essere un miracolato. Si rende conto di aver evitato la morte per una questione di centimetri. Una tragedia sfiorata. L’ennesima in una città ostaggio della violenza, della paura, del piombo di killer e banditi. Ed è a quel punto, dopo aver aperto lo zaino e aver visto in faccia la realtà, che il trentenne si fa forza presentandosi dai carabinieri della stazione di Boscoreale. Racconta il suo incubo. Mostra agli investigatori l’agenda e ripercorre le tappe della sua serata. Scatta immediatamente l’inchiesta, coordinata dalla Procura di Torre Annunziata. Si cerca di ricostruire un identikit chiaro dei due rapinatori, ma per ora nessun dettaglio utile alle indagini. C’è solo quell’agenda bucata: il manifesto dell’ennesima tragedia sfiorata in una città ostaggio della violenza.

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