Clara, la mamma di Poggiomarino morta dopo il parto e il buco delle ultime ore di vita

Andrea Ripa,  

Clara, la mamma di Poggiomarino morta dopo il parto e il buco delle ultime ore di vita

Due ore di buio, di silenzi e di interrogativi. Un buco nero nel quale scavano i pm. L’interrogativo a cui dare risposta è uno: cosa è successo in quelle due ore trascorse tra l’ultima videochiamata di Clara Pinto e la telefonata arrivata dall’ospedale che avvertiva i parenti del trasferimento dal reparto di ginecologia a quello di rianimazione? Un dubbio che assilla i familiari della giovane mamma di Poggiomarino, deceduta sabato sera, poche ore dopo aver dato alla luce il suo bambino nell’ospedale di Nola. Una tragedia sulla quale la Procura, in seguito alla denuncia dei parenti di Clara, ha aperto un’inchiesta. Obiettivo dei magistrati: capire se si è trattato di una tragica e inevitabile fatalità – come sostengono dal primo momento i medici – oppure di una morte che poteva essere evitata. Gli inquirenti, grazie anche ai racconti dei familiari della donna, stanno provando a ricostruire, istante per istante, il mosaico degli avvenimenti che hanno preceduto la tragedia del 3 luglio scorso. Il punto di partenza è una videochiamata tra Clara e sua cognata avvenuta intorno alle 17,30 di sabato. Clara ha partorito da circa 12 ore ed ha anche tenuto stretto tra le braccia il suo bambino, Gennaro Mattia. Ma quando parla con la sorella di suo marito non ha un volto felice. E’ stanca, ha gli occhi socchiusi e dolori ovunque. «Mi sento distrutta», ripete durante la conversazione. La chiamata si interrompe qualche minuto dopo. «Provo a riposare un po’», dice Clara prima di poggiare il cellulare sul comodino. Poi il buio. Un lungo silenzio interrotto soltanto dalla chiamata arrivata ai familiari della donna intorno alle 19 e 30. «Clara è in rianimazione», ripete la voce dall’altra parte della cornetta che getta nello sconforto un’intera famiglia. Una famiglia che si ritroverà qualche ora dopo in lacrime ai piedi dell’ospedale di Nola per piangere la morte di quella giovane mamma.  Cosa è successo in quei 120 minuti? Se lo chiedono i parenti della trentacinquenne (impiegata come receptionist in un centro estetico di San Giuseppe Vesuviano). Se lo chiede suo marito Lorenzo, titolare di un’agenzia di animazione a Saviano. Se lo chiedono i magistrati che hanno ordinato l’acquisizione della cartella clinica. Da chiarire ci sono anche le ragioni del decesso e la possibile correlazione tra la morte della donna e l’intervento subito per il parto cesareo dopo un travaglio lunghissimo, durato oltre 70 ore. Tre giorni trascorsi per provare un parto naturale che però non è mai avvenuto. Dubbi che in parte potrebbero essere svelati dall’esito dell’autopsia che verrà realizzata domani nell’obitorio del Policlinico di Napoli. Per ora non ci sono persone iscritte nel registro degli indagati, ma è ovvio che il cerchio delle indagini si sta stringendo per consentire, ai possibili sospettati, di poter partecipare – attraverso i propri consulenti – all’esame autoptico fissato nelle prossime ore. Poi la salma sarà restituita alla famiglia per i funerali, per l’ultimo abbraccio a quella giovane donna morta nemmeno ventiquattrore dopo aver dato alla luce suo figlio.

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