Droga dal Sud America, l’Antimafia chiede 20 anni di cella per il narcos di Torre Annunziata

Ciro Formisano,  

Droga dal Sud America, l’Antimafia chiede 20 anni di cella per il narcos di Torre Annunziata

Niente sconti, l’Antimafia chiede il massimo della pena per Pasquale Fiorente, il narcos di Torre Annunziata arrestato in Cile nel 2016 per l’accusa di traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Ieri mattina, nel corso dell’ultima udienza del processo nato dall’inchiesta “Dama Bianca”, il pubblico ministero ha chiesto ai giudici di condannare Fiorente a vent’anni di reclusione. Il quarantatreenne, infatti, è imputato con l’accusa di essere tra i capi di un’associazione per delinquere specializzata nell’import-export di droga dal Sud America. Un’indagine nata dal sequestro di un trolley all’aeroporto di Roma. Da quell’operazione nacque un’indagine che portò all’arresto di 28 persone, tra cui lo stesso Fiorente che però sfuggì al blitz. L’imputato è accusato di essere il capo e promotore di una organizzazione specializzata nei traffici internazionali di stupefacenti. Un business che  avrebbe continuato a gestire anche durante la latitanza. La droga importata da Fiorente – sostengono gli inquirenti – era destinata a inondare di droga le piazze di spaccio di Campania e Lazio. Il gruppo trasportava cocaina e hashish dal Sud America usando navi, aerei e camion. E sfruttando anche le “amicizie” eccellenti all’interno dei porti. La droga esportata – secondo quanto ricostruito dagli investigatori – veniva trasportata in Campania e da qui dirottata nelle principali piazze di spaccio della penisola. Per questa vicenda tutti gli altri imputati sono stati già processati e condannati. E all’appello manca solo lui, Fiorente, ritenuto la figura chiave dell’inchiesta. Sulla scorta delle prove raccolte e stando a quanto emerso dagli altri filoni processuali, l’Antimafia ha chiesto il massimo della pena per l’imputato. Sempre nell’udienza di ieri si sono svolte, però, anche le discussioni difensive. Il legale di Fiorente, difeso dall’avvocato Giuseppe De Luca del foro di Torre Annunziata, ha portato all’attenzione del giudice per le udienze preliminari del tribunale di Napoli un “particolare” di non poco conto che – secondo la difesa – potrebbe cancellare in un colpo solo le accuse a carico dell’imputato. Secondo l’avvocato De Luca, infatti, le imputazioni contestate a Fiorente in questo processo sono le stesse per le quali sta già scontando una condanna definitiva a 13 anni di reclusione. E così la difesa ha invocato il principio del «ne bis in idem»: la locuzione latina che sintetizza il concetto giuridico in base al quale non si può essere processati – e dunque condannati – due volte per lo stesso reato. Secondo l’avvocato De Luca la struttura portante delle due associazioni per delinquere è «la stessa» così come sono gli stessi i periodi di operatività dei sodalizi: dal 2004 al 2014. Al termine delle discussioni difensive il pm ha chiesto di poter replicare. Il giudice ha fissato così a settembre la prossima udienza del processo. Udienza nel corso della quale, salvo colpi di scena, verrà anche emessa la sentenza di primo grado a carico di Fiorente.

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