Stupro a Torre del Greco, giallo sul referto medico: dubbi sulle violenze

Alberto Dortucci,  

Stupro a Torre del Greco, giallo sul referto medico: dubbi sulle violenze
L'ospedale Maresca

Torre del Greco. Arriva al primo crocevia investigativo l’inchiesta aperta dalla procura di Torre Annunziata sulla notte da incubo vissuta da una diciottenne «adescata» su Instagram e stuprata in un parcheggio al riparo da sguardi indiscreti. A due settimane dalla adenuncia presentata agli agenti del locale commissariato di polizia, sono arrivati sulla scrivania del pubblico ministero Ugo Spagna – titolare del fascicolo – i risultati degli iniziali esami eseguiti sulla vittima al pronto soccorso dell’ospedale Maresca. Gli accertamenti avrebbero confermato la presenza di lesioni, ma non avrebbero cancellato tutti i dubbi sull’effettiva violenza sessuale.

I nuovi test

Alla luce dei referti medici acquisiti agli atti – insufficienti a «blindare» la ricostruzione della diciottenne – il pubblico ministero ha chiesto ulteriori indagini «sanitarie» per sgomberare il campo da qualsiasi incertezza. Un obiettivo a cui potrebbero concorrere le restanti perizie ordinate dal titolare dell’inchiesta a carico di un ventiduenne del quartiere Leopardi, indagato per violenza sessuale: a partire dai test all’interno della Fiat 500 in cui si sarebbe consumato lo stupro – l’auto è stata sequestrata il giorno successivo alla denuncia – fino agli eventuali esami sul Dna. Un complicato mosaico investigativo, in cui dovranno essere sistemate tutte le tessere di una storiaccia capace di provocare indignazione e raccapriccio all’ombra del Vesuvio.

La verità nei telefonini

A «facilitare» il compito degli investigatori potrebbero essere gli smartphone dell’indagato e della vittima, pronta – dietro suggerimento del proprio legale, l’avvocato Amato Del Giudice – a consegnare il proprio telefonino per consentire agli «specialisti» della procura di Torre Annunziata di provare a recuperare i file-chiave, cancellati dalla diciottenne dopo la notte degli orrori.

I contatti social

D’altronde, proprio i telefonini sarebbero stati – secondo la dettagliata denuncia messa nero su bianco dalla vittima delle violenze sessuali – lo «strumento» alla base del primo contatto, avvenuto attraverso un «follow» su Instagram. Successivamente, dietro pressioni del ventiduenne, la studentessa accettò un invito a uscire. «Lui insisteva per vederci dal vivo – la ricostruzione della diciottenne -. Inizialmente avevo pensato tenesse davvero a me, fosse rimasto colpito dal mio modo di fare. Così dissi di sì a una passeggiata: avevo deciso di andare in Litoranea, dove gli avrei parlato sinceramente per stroncare sul nascere qualsiasi aspettativa». Un piano stravolto dall’imprevisto «assalto» del ventiduenne, avvenuto in un’area al riparo da occhi indiscreti. Un «assalto» su cui ora gli investigatori vogliono fare piena luce.

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