Scacco alla camorra, l’ultimo boss di Torre Annunziata resta al 41-bis

Ciro Formisano,  

Scacco alla camorra, l’ultimo boss di Torre Annunziata resta al 41-bis

Per i giudici è ancora un soggetto pericoloso e il clan di cui è ritenuto figura apicale è tutt’ora attivo sul territorio. Abbastanza per spingere il tribunale di Sorveglianza e la Cassazione a confermare il regime del carcere duro per Vincenzo Gallo, considerato l’ultimo boss dei Gallo-Cavalieri di Torre Annunziata. Gallo, cugino del padrino Pasquale Gallo, detto ‘o bellillo, si trova detenuto al 41-bis in seguito a un provvedimento firmato dal ministro della giustizia qualche anno fa. Il cinquantaseienne di Torre Annunziata, coinvolto, tra l’altro, nel processo per narcotraffico, aveva provato a lasciare il braccio di massima sicurezza del carcere nel quale è detenuto presentando un doppio ricorso: prima al tribunale di Sorveglianza di Roma e poi in Cassazione. Il tutto puntando, come emerge dagli atti, sulla presunta assenza di elementi in grado di dimostrare gli attuali collegamenti tra Gallo e il sodalizio criminale di cui è ritenuto figura di spicco. Ma per i giudici le cose non stanno così. La proroga del 41-bis, uno dei passaggi delle motivazioni depositate nei giorni scorsi dalla Cassazione, «presuppone non già la sussistenza di collegamenti con un’associazione criminale, quanto piuttosto», le parole della prima sezione penale della Suprema Corte, «la possibilità che, in caso di mancata proroga, essi possano essere ripristinati».  E secondo i giudici del tribunale di Sorveglianza di Roma il rischio c’è. Perché il sodalizio criminale è ancora attivo sul territorio di Torre Annunziata. Anzi, scrivono i magistrati, gode di «una piena vitalità». Con la conferma del 41-bis per Vincenzo Gallo resta al carcere duro un altro pezzo della dinastia criminale che per anni ha tenuto in scacco la città. E’ di qualche settimana fa il deposito delle motivazioni che hanno portato alla conferma del 41-bis per Gennaro Longobardi, ritenuto uno dei generali del clan Gionta. E tra i nomi eccellenti della criminalità torrese che sono detenuti al regime del carcere duro ci sono anche altri esponenti di spicco. A cominciare dallo stesso Pasquale Gallo, il boss pluri-laureato che sta scontando due condanne all’ergastolo e che ha deciso di presentare una richiesta per ottenere dei permessi premio sulla scorta delle recenti pronunce della Consulta in merito all’incostituzionalità dell’ergastolo ostativo. Ha provato a ottenere la revoca del 41-bis, in questi anni, anche Valentino Gionta, il padrino di palazzo Fienga, fondatore del clan che porta il suo nome e acerrimo rivale dei Gallo nella guerra – ancora oggi in atto – per il monopolio degli affari illeciti sul territorio di Torre Annunziata. Anche Gionta ha tentato la strada dei ricorsi per uscire dal carcere duro senza però mai riuscirci. Stessa sorte è toccata ad un altro pezzo da 90 del clan: Umberto Onda, ritenuto il capo dell’ala militare dei Gionta negli anni più cruenti della faida di camorra. Condannato due volte al carcere a vita, Onda è finito al 41-bis qualche anno fa, dopo la sua cattura.

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