Castellammare, droga per Scanzano: 22 anni per quattro narcos

Tiziano Valle,  

Castellammare, droga per Scanzano: 22 anni per quattro narcos

Castellammare. Ventidue anni di carcere, quattro condanne e due assoluzioni, per tutti cade l’accusa di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. Si chiude così, in primo grado, lo stralcio del processo Domino che vede alla sbarra sei imputati, tra cui Silverio Onorato, considerato il capo della nuova cosca del rione Moscarella.

Un’inchiesta condotta dalla Procura Antimafia e affidata ai carabinieri del Nucleo Investigativo di Torre Annunziata, che ha svelato il sistema messo in piedi dal clan D’Alessandro, da boss del calibro di Sergio Mosca e Antonio Rossetti, per gestire il traffico di droga a Castellammare di Stabia e controllare tutte le piazze di spaccio della città.

Tra queste c’è anche Moscarella, quartiere di periferia, dove un nuovo gruppo guidato da Raffaele Polito (non imputato in questo procedimento) e Silverio Onorato aveva cominciato a macinare soldi, vendendo cocaina e marijuana.Eppure, secondo i giudici, Silverio Onorato non aveva nulla a che vedere con il clan D’Alessandro e per questo motivo è caduta l’accusa di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. Onorato, difeso dall’avvocato Alfonso Piscino, ha incassato una condanna a 6 anni e 4 mesi. Ma l’Antimafia, per lui, era arrivata a chiedere 16 anni di carcere.

Per il gruppo di Moscarella incassa un sostanzioso sconto anche Michele Di Maria, difeso dall’avvocato Antonio de Martino, al quale è stata inflitta una pena di 4 anni, a fronte dei 6 anni e 6 mesi chiesti dalla Dda. Assolto con formula piena, invece, Ernesto Di Maio, difeso dall’avvocato Massimo Autieri. Non si tratta dell’unica assoluzione, perché è stato scagionato dalle accuse anche Tommaso Naclerio (difeso dal legale Alfonso Piscino), considerato dall’Antimafia uno dei referenti del clan D’Alessandro sui Monti Lattari, a tal punto da arrivare a chiedere per lui una condanna di 7 anni.Quattro anni è invece la pena inflitta a Luigi Staiano, nipote del boss Luigi D’Alessandro. Il pregiudicato stabiese, conosciuto con il soprannome di “piccola peste”, secondo l’Antimafia aveva il compito di spacciare droga a Scanzano, nel quartier generale della cosca.

Ma per i giudici non faceva parte di un’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Per Staiano, difeso dagli avvocati Giuliano Sorrentino e Vittorio Giacquinto, la Procura aveva chiesto una condanna a 10 anni di reclusione. La pena più pesante la incassa Vincenzo Starita, detto ‘a strega, che pure riesce a ottenere uno sconto di un anno rispetto ai 9 richiesti dall’Antimafia. Starita, difeso dagli avvocati Massimo Autieri e Teresa Sorrentino, è accusato di aver rifornito di droga Nino Spagnuolo e Francesco Delle Donne, i due narcos incaricati dal clan D’Alessandro di procurare droga per alimentare le piazze di spaccio di Castellammare di Stabia.

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