Il reddito di cittadinanza copre solo il 50% dei poveri

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Il reddito di cittadinanza copre solo il 50% dei poveri

Il reddito di cittadinanza non risolve il dramma povertà. A dirlo non è l’opposizione o i nemici storici del Movimento Cinque Stelle, ma la Caritas, associazione che da anni si occupa di indigenza e di sostegno alle famiglie in difficoltà. Per la Caritas, che oggi presenta un rapporto Roma sulle politiche contro la povertà, con un monitoraggio sul Reddito di cittadinanza, oltre la metà delle persone che si rivolge a Caritas percepisce il Reddito di Cittadinanza: il 55,2% di persone sostenute dalla Caritas ha beneficiato della misura fra il 2019 e il 2020; inoltre il 56% di chi lo riceve presenta contemporaneamente tre o più forme di vulnerabilità. La matematica, dunque, viene in aiuto. Se tra le persone in difficoltà solo la metà ottiene il reddito di cittadinanza, appare evidente che questa misura di sostegno non riesca ad incidere in profondità rispetto alla drammaticità dei numeri.  “Se da un lato – scrive la Caritas – i gruppi più marginalizzati risultano essere in parte tutelati dal RdC, non altrettanto si può dire per i nuovi profili della povertà, che pure hanno risentito in misura maggiore della pandemia, ossia quei nuclei caratterizzati da un’eta’ giovane, la presenza di figli minori, la presenza di un reddito, seppur minimo”, sottolinea Caritas. Eppure, quel provvedimento era stato contrabbandato dal Movimeento Cinque Stelle (che nel 2018 incassò il 34% dei voti) come la vittoria dello Stato sulla povertà. “L’abbiamo abolita” titolarono le agenzie riferendo queste improvvide dichiarazioni all’allora ministro del Lavoro e vice premier del governo Conte, Luigi Di Maio. Invece, sostiene oggi la Caritas, la povertà non solo non è stata abolito ma, anzi, a causa sicuramente della pandemia e di un sistema che non ha funzionato alla perfezione, vi sono sacche di indigenza che non si riescono a cancellare. A marzo 2021 hanno presentato una domanda di Reddito/Pensione di Cittadinanza all’INPS 569.343 nuclei familiari. Hanno, invece, percepito il reddito di cittadinanza 1.343.624 nuclei familiari, con 3.238.931 persone coinvolte e un importo medio a nucleo pari a 582,53 euro. I nuclei percettori di Pensione di Cittadinanza sono stati invece 140.820, con 159.672 persone coinvolte e un importo medio di 269,57 euro. Alla data del 7 aprile scorso, il numero totale dei nuclei percettori di Rdc/PdC ammontava a 1.484.444. Il numero di quelli residenti nelle regioni del Sud e delle Isole ammonta a 917.487, seguito da quello dei nuclei residenti nelle regioni del Nord, pari a 336.929, e da quello dei residenti nel Centro, pari a 230.028. Nei giorni scorsi, poi, Italia Viva ha deciso anche di preparare un referendum per l’abrogazione del reddito di cittadinanza. “Non c’è alcun accanimento contro il reddito di cittadinanza, ma solo la consapevolezza che non è lo strumento giusto per aiutare le persone a trovare un lavoro e nemmeno per intervenire sul problema della povertà”. Ettore Rosato, presidente di Italia Viva, ha risposto così alle parole a difesa del Rdc del ministro degli Esteri Luigi Di Maio. “Distribuire i soldi a pioggia è sempre fonte di consensi per chi governa. Noi dobbiamo invece occuparci di avviare i giovani al l’avorio, di aiutare a trovarlo chi lo perde, e non pensare solo al cercare consenso per le prossime elezioni”. E monta nei partiti anche la polemica sul fatto che, spesso a causa del reddito di cittadinanza, per molti imprenditori diventi particolarmente difficile trovare collaboratori o personale.  Molti imprenditori del settore turistico lamentano forti difficoltà nel reperire forza lavoro, con una mancanza all’appello tra i 150mila e i 200mila lavoratori, oltre un quarto cioè della forza lavoro richiesta durante i mesi estivi. Le criticità evidenziate riguardano i più disparati settori dispiegandosi uniformemente da Nord a Sud, con l’indisponibilità a reperire camerieri, cuochi, baristi, receptionist, personale di sala, addetti alle pulizie, bagnini, manutentori. A complicare il quadro l’esistenza del reddito di cittadinanza, misura spesso preferita ad un’offerta di lavoro, mancando, nei centri per l’impiego, un sistema di controllo sulla accettazione o meno delle proposte lavorative.

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