Venerdì scorso ha ucciso a sangue freddo la moglie. Tormentato dai sospetti di un presunto tradimento non ha esitato a colpire la donna che aveva condiviso oltre trent’anni di vita. Oggi Francesco Nunziata, l’imprenditore di Ottaviano rinchiuso in carcere a Poggioreale da 5 giorni, è «affranto». Il suo nome compare come primo nel manifesto che lunedì sera è stato affisso per le strade di Ottaviano e Piazzolla di Nola. Una beffa dopo il terribile omicidio di Vincenza Tortora, ad opera proprio del 70enne. Venerdì Francesco Nunziata aveva ancora le mani macchiate di sangue, lunedì sera sui manifesti che annunciavano la celebrazione del rito funebre per ieri pomeriggio, dava il «triste annuncio» della dipartita della consorte di appena 63 anni. Uno schiaffo alla memoria dopo la violenza con cui ha colpito al cuore la moglie appena cinque giorni fa. Sul manifesto anche i nomi dei figli – Anna Carmela, Veronica e Giuseppe – che ieri erano in prima fila nella Chiesa dell’Immacolata di via XX settembre a Piazzolla di Nola dove è stato celebrato il rito funebre. Una funzione a cui hanno partecipato i familiari della donna, una cerimonia mesta e silenziosa. Ancora forte è il dolore causato dal femminicidio consumatosi davanti al supermarket di Somma Vesuviana, venerdì mattina. Il parroco della chiesa, don Salvatore, ha ricordato quanto «silenzio e preghiera» siano le uniche strade da percorrere per provare ad andare avanti. «Spesso la vita ci mette davanti a cose di cui neanche possiamo avere immaginazione. Dobbiamo stare vicino ai figli di Vincenza che stanno soffrendo per la perdita della mamma», le parole di conforto del prete. Per l’assassino, l’imprenditore Nunziata, nessun riferimento diretto. Ma quel nome, lasciato sul manifesto funebre, non è passato inosservato. L’uomo che ha ucciso Vincenza è lo stesso che oggi si dice «addolorato» per la morte della moglie. Una vicenda che ancora oggi fa tremare i polsi. Il delitto a sangue freddo di Vincenza Tortora e il tentato omicidio dell’uomo che Nunziata credeva fosse l’amante della moglie erano stati studiati dall’uomo. Il giorno prima di aggredire la 63enne, l’imprenditore originario di Ottaviano aveva convocato per il giorno successivo il fornitore di latticini a raggiungerlo nel supermercato di via Marigliano, a Somma Vesuviana. Con un coltello in tasca e con il registratore audio del telefono attivo, nel tentativo di immortalare la prova finale del tradimento della moglie con il 46enne di Sant’Anastasia ancora ricoverato in ospedale a Nola, ha assalito prima il fornitore di latticini e poi la consorte. L’uomo è stato soltanto ferito, colpito da alcuni fendenti, per la donna invece non c’è stata nulla da fare. Raggiunta da una coltellata al cuore, è morta praticamente sul colpo. L’assassino dopo una breve fuga si è costituito nella stazione dei carabinieri di Ottaviano, mentre i soccorritori accertavano la morte di Vincenza. Ai militari dell’Arma e al pm della procura di Nola, Aurelia Caporale, ha confessato di aver agito «per gelosia». Una versione ribadita anche ai giudici che lunedì in fase di convalida hanno deciso di tenerlo ancora in carcere. A Poggioreale è rinchiuso da venerdì scorso, mentre ieri tutta la famiglia s’è stretta per l’ultimo abbraccio a Vincenza.

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