Strage di Torre Annunziata, lo sfogo dopo il verdetto: «Avete ucciso due bambini»

Ciro Formisano,  

Strage di Torre Annunziata, lo sfogo dopo il verdetto: «Avete ucciso due bambini»

La rabbia che esplode pochi istanti dopo la sentenza è quella di chi si è tenuto dentro tutto per quattro lunghissimi anni. Il dolore, le lacrime, l’odore delle macerie insanguinate dalla quali sono riemersi i corpi senza vita dei propri cari.  «Avete ucciso due bambini», grida qualcuno dalle scale dell’aula blindata, puntando il dito contro l’unico imputato presente in aula, Gerardo Velotto. C’è chi piange, chi grida, chi cerca di calmare i più agitati. Alla fine tutto torna alla normalità, grazie all’intervento immediato di carabinieri, poliziotti e finanzieri. Sono i titoli di coda che scorrono in fondo ad una giornata intensa, lunghissima costellata di emozioni contrastanti. La giornata che i parenti degli 8 angeli della Rampa aspettavano da 4 lunghissimi anni. Una giornata iniziata all’alba, proprio come quel 7 luglio del 2017. Stavolta però non c’è da scavare a mani nude per cercare un respiro in fondo a una montagna di mattoni. Bisogna solo attendere la giustizia, la sentenza, la verità emersa nell’aula. Che non sia un giorno qualunque lo si capisce già arrivando ai piedi del tribunale. Davanti al palazzo di giustizia ci sono tre striscioni con i volti delle vittime, la data della tragedia, quella della sentenza e anche una foto delle manette. Poi si entra in aula per ascoltare gli ultimi atti del processo-lampo che si è concluso ieri con la sentenza di primo grado. La lunga e articolata discussione difensiva dei legali di Gerardo Velotto è accompagnata da immagini, slide, documenti e foto. Prove, sostengono gli avvocati, dell’innocenza sia di Velotto che di Cosenza. I parenti di alcune vittime sono lì, sulle gradinate dell’aula del tribunale. Indossano una maglia bianca che davanti ha i volti di chi è morto sotto le macerie, dietro la data della tragedia e in fondo un messaggio chiaro racchiuso in due parole: «Giustizia e verità». Nell’aula si consuma l’ennesimo scontro tra accusa e difesa sulla posizione di un altro degli imputati condannati, Massimiliano Bonzani. Il processo viene sospeso per riprendere nel primo pomeriggio. La lunga attesa si spezza solo alle sei di sera, quando le vetrate del tribunale iniziano a illuminarsi con le luci del tramonto. Che possa esserci tensione lo si percepisce dalla presenza di poliziotti già all’esterno del palazzo di giustizia. Quando il giudice finisce di leggere il suo verdetto il tempo si ferma per un istante. Un lungo silenzio, poi la tensione che esplode prima di essere sedata dall’immediato intervento delle forze dell’ordine. Dura tutto un minuto. Poi il clima rovente si stempera mentre la folla raggiunge il piazzale a ridosso del palazzo di giustizia. Nessuno ha voglia di parlare, la rabbia si perde nella nuvola del fumo che viene fuori dalle sigarette. L’ultimo sospiro di chi si è tenuto tutto dentro per quattro lunghissimi anni.

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