Mario, lo chef stabiese morto in un incidente. La moglie: «Voglio verità e giustizia»

Vincenzo Lamberti,  

Mario, lo chef stabiese morto in un incidente. La moglie: «Voglio verità e giustizia»

Arianna ricorda il suo Mario tutti i giorni. Un post, una parola dolce, una foto, un pensiero. Da quando, il 29 giugno scorso, Mario Zingone, chef stabiese che lavorava al Bagatto di Pagani, ha perso la vita in un incidente, per Arianna, rimasta sola con i loro 4 figli, è iniziato un incubo. Chiede giustizia. «Giustizia per Mario e per le vittime innocenti». Non riesce a darsi pace. Il giorno prima una meravigliosa famiglia felice, il giorno dopo il vuoto e il silenzio del dolore. «Tanti sogni, speranze, abbracci mancati e ricordi rimangono di una persona che aveva tanto da dare al mondo e alle persone a lui care. Immaginate la frustrazione di dover ricevere condoglianze e altre lacrime ogni giorno mentre si vorrebbe restare da soli nel proprio dolore» scrive Arianna. «Immaginate anni e anni sacrificati in lavoro, anni di amore immenso donato ai propri figli e alla propria famiglia terminati bruscamente in questo modo così ingiusto e inconcepibile» il suo atto d’accusa. Non nomina mai direttamente gli altri protagonisti di questa tragedia. I due ragazzi, di Pompei e Scafati, che sono indagati per omicidio stradale. «A causa di grande incoscienza, immaturità ed egoismo una delle persone a noi più care non può più godersi un cielo limpido senza nuvole con accanto i suoi figli, non potrà sentire le loro risate che cambieranno nel suono una volta che cresceranno. Lui non potrà mai complimentarsi per un loro miglioramento» scrive Arianna. E il suo dolore diventa anche poesia: «Non potrà dirgli più quanto sia fiero di ognuno di loro. Certo, sappiamo che farà sempre il tifo da lassù, sappiamo che sarà il loro angelo custode, che avrà tante lacrime di gioia guardandoli crescere da lì, e perché no anche fargli una ramanzina. Ogni giorno che verrà sarà più impaziente di riabbracciarli, ogni giorno manderà un raggio di sole per ricordare la sua presenza e il suo amore». Non basta evidentemente la fede: «Come sappiamo ora lui è sereno, in un luogo dove nessuno può fargli più del male, dove è protetto, ma rendersi conto e dover accettare che quello che gli è rimasto della sua famiglia sono dei palloncini bianchi con i nomi dei figli sopra, fa male. Perché tutti gli altri possono dare un bacio alla moglie prima di andare a dormire, un abbraccio ai figli prima di andare a scuola, guardare la loro faccia dopo aver aperto il regalo di Natale che tanto desideravano, o anche una risata con i propri amici e lui no?» si chiede Arianna.  «Dobbiamo pensare che nonostante viviamo da persone buone, la vita comunque ci metterà davanti un turpe delinquente che porrà fine a tutto ciò che c’è di bello senza la minima preoccupazione e dobbiamo solo sperare nel potere della giustizia? Allora la vita umana non vale quanto si vuole far credere?» scrive la donna. «Forse – scrive – arriveremo a sorridere senza piangere davanti una sua foto, ma anche tra 50 anni sarà un dolore dover cantare tanti auguri ad una torta con lo stesso numero di candeline sopra ogni anno».

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