Castellammare. Chef vittima di un incidente un mese fa, la moglie: «I nostri figli chiedono di Mario»

Tiziano Valle,  

Castellammare. Chef vittima di un incidente un mese fa, la moglie: «I nostri figli chiedono di Mario»

«Il 29 giugno scorso è cominciato il mio incubo. Lo rivivo ormai ogni notte e non riesco a darmi pace. Un marito eccezionale e un padre esemplare è stato ucciso dall’incoscienza di una persona». Arianna Celoro è la moglie di Mario Zingone, lo chef di Castellammare di Stabia che esattamente un mese fa ha perso la vita in un incidente stradale a Sant’Egidio del Monte Albino. L’impatto tra il suo scooter e un’auto, una Hyundai 10, guidata da un diciottenne di Pompei, poi risultato positivo alla cannabis, è stato fatale per Mario. Morto ad appena 36 anni.

«Quella notte ho sentito il rumore di portiere di auto chiudersi davanti al nostro cancello. Ho acceso le telecamere e visto che c’erano due volanti dei carabinieri ferme – racconta Arianna – Ho svegliato mio figlio e gli ho detto di stare attento alle sue tre sorelle, più piccole, perché dovevo scendere. Quando sono arrivata davanti al maresciallo, prima che cominciassero a parlare, gli ho chiesto “dov’è Mario?”. Lui ha abbassato lo sguardo e mi ha detto di seguirlo in ospedale. Non lo dimenticherò mai. In quel momento, avevo già capito tutto». Arianna prova «dolore e rabbia», gira nel cortile della villetta di famiglia indossando una t-shirt con la foto del marito e la scritta “Giustizia per Mario”. «Non ho ricevuto nemmeno un messaggio di condoglianze, una telefonata, da chi ha visto mio marito morire a pochi metri dalla sua auto – sostiene la moglie – Un’indifferenza che fa male, una disumanità intollerabile». Una rabbia che viene alimentata dal dolore che legge ogni giorno negli occhi dei suoi figli: «Abbiamo quattro bambini di 13, 7, 4 anni e l’ultima di 19 mesi – racconta Arianna – Con l’aiuto dello psicologo gli ho raccontato cosa è accaduto. Mario viveva per loro e per me, un punto di riferimento per le nostre femminucce e l’eroe di mio figlio Raffaele. E’ morto il giorno prima di poter vedere la sua pagella. Raffaele ha preso tutti dieci. Era l’orgoglio di Mario». Al dolore della famiglia Zingone, che vive alla periferia di Angri già da qualche anno, hanno partecipato in tantissimi. «Non esagero se dico che mi sono arrivati messaggi di condoglianze da tutto il mondo – ricorda Arianna – Mario era uno chef molto apprezzato, che aveva avuto esperienze di lavoro anche lontano da qui. Gli dicevo sempre “tu sei famoso in silenzio”, perché a differenza di tanti non gli piaceva pubblicizzare il suo lavoro».

Il ricordo di Mario si respira in ogni angolo della casa dove Arianna vive assieme ai suoceri Raffaele e Filomena. è proprio la mamma dello chef a stringere una sua foto mentre la nuora racconta del vuoto lasciato da Mario. «Voglio giustizia – dice Filomena – Io non voglio il male di nessuno, ma le punizioni servono anche per evitare che altri sbaglino. Non ho più lacrime, i giovani devono capire che devono essere responsabili quando si mettono alla guida di un’auto o di una moto. Non devono bere, non devono drogarsi. Mai. Perché si rischia di provocare tragedie. Mario lascia una moglie e quattro figli che saranno costretti a crescere senza un padre».

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