Castellammare. Le minacce dei datterai ai militari della guardia costiera: «Vi spariamo»

Tiziano Valle,  

Castellammare. Le minacce dei datterai ai militari della guardia costiera: «Vi spariamo»

«Vi devo uccidere. Ti devo sparare in bocca. Io il carcere me lo sono già fatto, ho già ucciso». E’ il 18 aprile del 2018 quando uno degli arrestati nel blitz di ieri mattina pronuncia queste parole all’indirizzo di cinque sotto ufficiali della guardia costiera di Castellammare di Stabia. Minacce chiare, pronunciate in strada. La reazione ai controlli messi in atto dalle forze dell’ordine nell’ambito della mega-inchiesta sul disastro ambientale svelata dalla Procura di Torre Annunziata.

La Guardia Costiera aveva centrato l’obiettivo. Mettendo sotto pressione i presunti rappresentanti dei vari gruppi ritenuti responsabili del traffico di datteri e della coltivazione di vongole in aree proibite. Un lavoro enorme che ha esposto gli uomini in divisa alla rabbia e alle minacce dei sospettati. Almeno tre gli episodi di questo tipo raccontati tra le pagine dell’ordinanza cautelare eseguita all’alba di ieri. Secondo gli inquirenti gli indagati, a un certo punto, hanno capito che il cerchio delle indagini si stava stringendo. E si sono resi anche conto di rischiare pene severe. Da qui la decisione di mettere nel mirino il gruppo di uomini della guardia costiera che hanno messo con le spalle al muro i registi del business. Militari che sono arrivati a creare un gruppo speciale: i “Ghostbuster”, gli acchiappa fantasmi. Perché da trovare c’erano, appunto, i fantasmi che saccheggiavano e distruggevano la costa tra Castellammare e Sorrento, generando danni ambientali per milioni di euro.

Un gruppo speciale guidato dal tenente Marcello Manfredi (coordinato negli anni delle indagini dai comandanti Guglielmo Cassone, Ivan Savarese e dall’attuale, Achille Selleri) il cui lavoro ha rappresentato la base portante dell’indagine. Le minacce agli uomini in divisa – si tratta di episodi contestati come oltraggio a pubblico ufficiale – si registrano tra gennaio e aprile del 2018. Quando i vari gruppi dei sospettati capiscono che l’attenzione delle forze dell’ordine è asfissiante. Un’attenzione che porta alla scoperta delle coltivazioni abusive di vongole alla foce del Sarno e a numerosi sequestri nel giro di pochi mesi.

E’ la goccia che fa traboccare il vaso. Gli indagati, in una circostanza, sarebbero arrivati a minacciare di morte gli uomini in divisa persino all’interno degli uffici della guardia costiera durante la redazione dei verbali di sequestro. Ma niente riuscirà a fermare il lavoro degli uomini in divisa, tanto meno l’inchiesta sfociata nel provvedimento cautelare eseguito ieri mattina in tutta l’area stabiese e vesuviana. Un blitz che ha portato, tra l’altro, al sequestro di una lunghissima serie di beni ritenuti riconducibili alle organizzazioni criminali coinvolte. Tra questi 5 box/garage destinati al deposito e allo stoccaggio dei datteri di mare, 8 autovetture, 4 motocicli, 19 mute subacquee, 25 bombole per l’immersione subacquea, 16 retini da pesca, 6 paia di pinne da sub, altre 35 attrezzature subacquee varie (martelli e pinze estrattrici per la raccolta del dattero di mare), 40 telefoni cellulari, 15 sim card, la somma di denaro di oltre 18.000 euro in contanti, 2 pc portatili, 1 tablet, nella disponibilità degli indagati.

E non solo, nel corso della perquisizione eseguita a casa di uno dei sospettati la guardia costiera ha anche scoperto, sotto ad una mattonella, la cifra di 20.000 euro in contanti. Soldi trovati nell’appartamento di Luca Visco, titolare di una pescheria a Castellammare di Stabia. Sono in corso indagini da parte degli investigatori sia per chiarire la natura di quel denaro e soprattutto l’utilizzo che l’indagato ne avrebbe fatto. E il sospetto è che non sia finita qui. Gli arresti di ieri, infatti, potrebbero rappresentare solo uno dei tasselli dell’inchiesta che adesso punta a chiarire il ruolo dei “clienti” della banda. Ristoratori, commercianti, cittadini, ma anche professionisti di primo piano. Soggetti che avrebbero di fatto messo in moto, con le loro richieste, la macchina dei datterai.

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