Finisce l’ossigeno in ambulanza e muore, i parenti di Aniello: «Vogliamo giustizia, andremo fino in fondo»

Gaetano Angellotti,  

Finisce l’ossigeno in ambulanza e muore, i parenti di Aniello: «Vogliamo giustizia, andremo fino in fondo»

«Andremo fino in fondo, agiremo in tutte le sedi per ottenere giustizia il nostro caro Aniello è morto per la negligenza e l’imperizia di gente improvvisata, che non merita di far parte della Sanità campana». Il duro sfogo arriva dai familiari di Aniello Vicedomini, 68enne di Casola, pensionato ex Fiat di Pomigliano. Il signor Aniello era affetto da fibrosi polmonare idiopatica, una malattia rara che colpisce circa 5 milioni di pazienti nel mondo e che comporta seri problemi respiratori. Problemi che nei giorni scorsi di caldo record, ovviamente, si sono accentuati. Al punto da rendere necessario ai familiari il ricorso alle cure in ospedale: allertato il 118, un’ambulanza ha portato Aniello Vicedomini al pronto soccorso del San Leonardo di Castellammare, dove grazie all’intervento dei sanitari, l’uomo è stato stabilizzato e si è ripreso. Tuttavia, quello che poteva essere un lieto fine, purtroppo si è trasformato nell’inizio di un calvario. A raccontarlo, è un nipote di Aniello Vicedomini, il giornalista Michele Inserra: «Era mio zio, ma nella realtà era colui che mi ha fatto da padre da quando sono diventato orfano a 4 anni. Ho lottato con i miei cari per donargli una quotidianità migliore e dignitosa nonostante una maledetta malattia, per altro abbastanza rara. Proprio per questo, dal San Leonardo, dopo aver stabilizzato le sue condizioni, ci hanno consigliato di trasferirlo al Cardarelli, dove era già stato in cura in passato, presso l’ottimo reparto di pneumologia. Cosa alla quale ovviamente abbiamo acconsentito. Così, con la stessa ambulanza, è stato effettuato il trasferimento». Tuttavia, come prevede la prassi, l’ingresso è avvenuto tramite il pronto soccorso del Cardarelli: «Anche lì, dopo aver constatato le sue condizioni – racconta Michele Inserra – hanno disposto il ricovero in Pneumologia, e a noi familiari hanno indicato il percorso pedonale interno, mentre lui è stato rimesso sulla stessa ambulanza per essere portato al padiglione in questione. In quel momento gli abbiamo parlato, lo abbiamo tranquillizzato, era sereno e ci ha anche sorriso. Non avremmo mai immaginato che sarebbe stata l’ultima volta». Sì, perché i pochi minuti necessari al trasferimento, quelle poche centinaia di metri da un padiglione a un altro del Cardarelli, potrebbero essere stati fatali ad Aniello Vicedomini. Ne sono convinti i familiari: «Il personale dell’ambulanza non si è reso conto che una bombola di ossigeno si era esaurita – afferma Inserra – quando lo abbiamo visto sulla barella davanti all’ascensore, era già sofferente, praticamente in agonia, cercava di comunicarci qualcosa muovendo le braccia e le mani…Lo abbiamo anche fatto presente al personale dell’ambulanza, ma invece di controllare l’ossigeno hanno insistito per raggiungere il reparto. Nel frattempo, praticamente, hanno condannato a morte mio zio». Infatti appena giunti in reparto, i medici della Pneumologia si sono immediatamente accorti della gravità della situazione, che purtroppo nel giro di pochi minuti è precipitata. Nonostante gli sforzi, non sono riusciti a salvare Aniello Vicedomini. Ed è stato lo stesso personale del reparto ad allertare immediatamente la polizia, intuendo che qualcosa non fosse andata per il verso giusto, e che la morte del 68enne non fosse frutto solo di una tragica fatalità. I familiari hanno immediatamente sporto denuncia, prospettando l’ipotesi di omicidio colposo, e gli inquirenti hanno altrettanto rapidamente disposto il sequestro della salma, delle cartelle cliniche dei due ospedali e della bombola di ossigeno a cui Aniello Vicedomini era attaccato. Il fascicolo è stato affidato al pm Stella Castaldo della procura di Napoli, che ora dovrà affidare l’incarico a un medico legale per l’autopsia. Dopo di che, la salma dell’uomo potrà essere restituita ai familiari per i funerali. La tragedia ha destato enorme scalpore e cordoglio a Casola, dove Aniello Vicedomini era conosciuto e amato da tutti, quale persona laboriosa e mite, dal carattere gentile. «Un uomo buono come il migliore pane, tale era zio Aniello – conclude amareggiato Michele Inserra – è stato ucciso da gente senza scrupoli e senza competenze. Bastava la licenza elementare per capire che un paziente con questo tipo di patologiaavesse bisogno di ossigeno a flusso continuo. Questa volta non la faranno franca gli improvvisati della Sanità della Campania. Grazie agli agenti della Polizia di Stato che con alto senso di umanità e professionalità hanno dato il via alle indagini. Lo Stato vero e la Sanità professionale del Cardarelli infondono speranza e sostegno. Ma le mele marce vanno eliminate».

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