Lettere. Assassino con le ore contate, padre e figlio sotto torchio

Gaetano Angellotti,  

Lettere. Assassino con le ore contate, padre e figlio sotto torchio

Domenico Giordano avrebbe compiuto 74 anni tra un mese, era un uomo tranquillo, conosciuto e benvoluto da tutti a Lettere, così come i suoi due fratelli e la sorella.

Nessuno avrebbe mai immaginato che l’ex maresciallo con la qualifica di elicotterista, congedatosi ormai molti anni fa dalla Guardia di Finanza dove era entrato giovanissimo, potesse finire vittima di un agguato così efferato.

E se non fosse stato per la sua specchiata onestà, tutti avrebbero pensato che il fatto di sangue possa essere in qualche modo legato all’ambito della droga. O addirittura, ancora peggio, a un tragico errore di persona. Sembra chiaro, invece, che chi ha sparato volesse uccidere proprio lui, per motivi che ancora non sono del tutto chiari. Tuttavia ci sono sospetti molto pesanti su una persona in particolare, che con Domenico Giordano aveva un’acredine molto pesante, che poco tempo prima dell’omicidio dell’ex finanziare aveva portato a un litigio molto acceso tra i due uomini.

In particolare, i dissapori tra i due sarebbero nati dal comune interesse su una proprietà agricola, a seguito del quale erano finiti alle vie legali: una causa per diritto di prelazione agraria ancora aperta, che però aveva seriamente compromesso i rapporti.

Una vicenda, questa, che è stata immediatamente riferita dai parenti anche ai carabinieri della compagnia di Castellammare, ai quali sono affidate le indagini coordinate dalla procura di Torre Annunziata. E che ha spinto i militari a convocare altrettanto rapidamente un uomo in caserma, dove è stato messo «sotto torchio» per molte ore. Il sospetto sarebbe stato anche sottoposto alla più classica delle prove scientifiche per verificare se avesse sparato di recente, quella del guanto di paraffina. Altri rilievi scientifici da parte dei carabinieri sarebbero stati effettuati anche sull’auto del sospettato, in cerca di tracce che potessero collegarlo all’omicidio.

Non solo. Anche il figlio di quest’uomo sarebbe stato sentito a lungo, per verificare se a sua volta potesse aver avuto qualche ruolo nel gravissimo fatto di sangue. Entrambi, tuttavia, secondo quanto si è appreso, sono poi stati rilasciati senza alcun tipo di provvedimento a loro carico.

Ovviamente la pista non viene accantonata, ma nei prossimi giorni, insieme ai responsi degli esami tecnici effettuati, potrebbero arrivare prove certe a supportare o a confutare i sospetti dei carabinieri.

I militari hanno anche sequestrato diversi dispositivi tecnologici sui quali verranno effettuati ulteriori approfondimenti, a partire dal telefono cellulare della vittima, per ricostruire i contatti avuti in quelli che sono diventati gli ultimi giorni di vita di Domenico Giordano. Si cerca infatti di capire se ci sia stato un episodio in particolare che possa avere innescato la folle violenza con cui è stato messo a segno a l’agguato ai suoi danni.

Ascoltati dai carabinieri e poi rilasciati due uomini con cui Giordano era in causa

Eseguito anche l’esame del guanto di paraffina per capire se uno dei due ha sparato

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