Da 500 a 5000 euro a negozio, il pizzo come tassa a Torre Annunziata: ecco le tariffe dei Gionta

Ciro Formisano,  

Da 500 a 5000 euro a negozio, il pizzo come tassa a Torre Annunziata: ecco le tariffe dei Gionta

Cinquecento euro è la tassa che devono pagare i piccoli commercianti. Mille euro è la tangente imposta alla distribuzione alimentare, in particolare i supermarket. Cinquemila euro, invece, è quanto viene chiesto alle imprese più ricche. Eccolo il libro mastro della camorra di Torre Annunziata, la “bibbia” del racket in mano ai boss del clan Gionta. Un tariffario ricostruito, in questi anni, dalle indagini dell’Antimafia e tornato oggi di strettissima attualità vista l’ondata di raid ed episodi di violenza che hanno riportato la città al centro delle pagine di cronaca. L’affare delle estorsioni, assieme alla droga, rappresenta ancora oggi la principale fonte di guadagno per la camorra vesuviana. E da qualche mese – secondo le indagini delle forze dell’ordine – i nuovi vertici del sodalizio criminale fondato da Valentino Gionta hanno deciso di stringere il cappio al collo di centinaia di imprenditori. Arrivando a imporre una capillare rete di raccolta delle estorsioni grazie anche all’aiuto di un piccolo esercito di baby affiliati al servizio della cosca. Numeri, cifre, dati che raccontano meglio di mille parole le ragioni della grande fuga degli imprenditori da Torre Annunziata. Decine di imprese attive sul territorio fino a qualche mese fa hanno deciso di chiudere i battenti, trasferendosi altrove. E spesso le chiusure sono legate proprio alle difficoltà di soddisfare le richieste, sempre più pressanti, della camorra. Secondo gli inquirenti, infatti, il clan – nell’ultimo anno – avrebbe provato a riorganizzarsi sul territorio. E lo avrebbe fatto partendo proprio dalle estorsioni. Un settore che da un lato garantisce al clan incassi da reinvestire nel traffico di droga e dall’altro consente ai boss di consolidare il proprio dominio sul territorio. Un aspetto sul quale hanno acceso i riflettori i pm dell’Antimafia che sono al lavoro per ricostruire il giro d’affari del clan e i contorni del libro mastro in mano ai padrini della camorra vesuviana. Anche se sulla strada degli inquirenti resta quel muro di omertà che da decenni protegge i padrini del pizzo all’ombra del Vesuvio. Nonostante sia chiaro che i Gionta hanno rialzato la testa e che nella lista del clan di sono decine se non centinaia di imprese, le denunce si contano ancora sulle dita di una mano. Una situazione che preoccupa il fronte della lotta ai clan, soprattutto in questo periodo. Ferragosto, come è noto, rappresenta da sempre una delle scadenze fisse per gli esattori della camorra incaricati dai boss di riscuotere il pizzo in città. Soldi, una montagna di soldi, che rischiano di finire nelle mani sbagliate. Che rischiano di arricchire e finanziare la camorra, spingendo alla fuga chi non ha la forza di denunciare.

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