Il marchio di fabbrica dei killer di Torre Annunziata, un’altra stesa a colpi di kalashnikov

Ciro Formisano,  

Il marchio di fabbrica dei killer di Torre Annunziata, un’altra stesa a colpi di kalashnikov

La camorra ha i suoi codici, le sue liturgie, le sue regole e i suoi linguaggi. Spesso anche l’utilizzo di una determinata arma può rappresentare un modo per comunicare un messaggio. L’agguato mancato messo a segno la scorsa notte nel rione Provolera si porta dietro una firma chiara. E’ quella di un kalashnikov. Un fucile d’assalto, un’arma da guerra che ha già sparato nelle scorse settimane a Torre Annunziata. Era giugno quando i sicari hanno impugnato un Ak-47 per intimidire un pregiudicato nella zona del corso. Un dettaglio che potrebbe unire i due raid. Un particolare che sicuramente racconta l’incredibile potenza di fuoco a disposizione della camorra in questa terrificante guerra.

Una guerra che solo per caso, sinora, non ha prodotto morti ammazzati. Lo sanno gli investigatori, la sa l’Antimafia che sta provando a stringere il cerchio delle indagini per fermare l’escalation di violenza che ha travolto Torre Annunziata. E nel mirino, in questi mesi, è finito anche l’arsenale delle cosche. Dall’inizio dell’anno il bilancio parla di qualcosa come mille munizioni sequestrate, 30 ordigni, 2 bombe a mano e 4 pistole. Armi micidiali che spesso vengono impugnate dai baby sicari appena maggiorenni. Sono le nuove generazioni della camorra che si stanno facendo largo nei vicoli di Fortapàsc. Figli dei boss sepolti vivi al 41-bis, orfani dei camorristi uccisi, eredi di una criminalità che si sta rigenerando dalle macerie di arresti e processi. Il tutto nel silenzio colpevole e omertoso dei tanti cittadini che ancora oggi continuano a voltarsi dall’altra parte.

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