Abusi edilizi & ricorsi al Tar Campania: a Torre del Greco l’ombra del conflitto d’interessi sul Comune

Alberto Dortucci,  

Abusi edilizi & ricorsi al Tar Campania: a Torre del Greco l’ombra del conflitto d’interessi sul Comune
Palazzo Baronale, sede del Comune

Torre del Greco. Il padre del dirigente del settore affari legali impugna davanti al Tar Campania le due ordinanze di demolizione firmate dal responsabile del settore urbanistica per gli abusi edilizi realizzati nella villa di famiglia di via Sant’Elena e l’amministrazione comunale – attraverso un provvedimento della giunta targata Giovanni Palomba – decide di affidare la difesa dell’ente di palazzo Baronale al legale «interno» all’avvocatura civica del municipio. Rischia di scatenare inevitabili polemiche – legate all’evidente conflitto d’interessi tra padre e figlia, rispettivamente firmatario del doppio ricorso al tribunale amministrativo regionale di Napoli e capo di un’area strategica del municipio – la scelta adottata dalla carovana del buongoverno di rinunciare al «solito» affidamento esterno per puntare sull’unico legale in organico, a dispetto dai «carichi di lavoro» pendenti sulla stessa avvocatura civica.

La mazzata di maggio

La vicenda affonda le proprie radici all’inizio del mese di aprile, quando i tecnici dell’ufficio anti-abusivismo edilizio del Comune – dietro esplicita richiesta del comando di polizia municipale guidato dal comandante Salvatore Visone e dell’architetto Giuseppe D’Angelo, alla guida del settore urbanistica – effettuarono una serie di accurati controlli in via Sant’Elena presso l’abitazione del padre di Luisa Sorrentino, la dirigente di area Pd nota in municipio per la sua intransigenza e la sua solerzia amministrativa. Al termine delle verifiche all’interno della tenuta di proprietà dell’ottantenne – una vera e propria oasi di mattoni e lamiere incastonata in un’area già ripetutamente finita sotto i riflettori del servizio anti-abusivismo del Comune – i vigili urbani contestarono una lunga serie di abusi edilizi: a partire dall’abitazione di circa 85 metri quadrati realizzata senza alcuna autorizzazione per finire al terrazzo a livello di circa 130 metri quadrati parzialmente delimitato con muri di lapillo e piccoli cancelli in ferro. E poi, a completare il «quadro»: una cantina interrata di 15 metri quadrati, una casetta in legno di 12 metri quadrati adibita a deposito, una serie di tettoie di copertura e perfino una cuccia per il cane di circa 3 metri quadrati. Tutto abusivo, secondo la relazione stilata dai caschi bianchi e dai tecnici comunali. A un mese di distanza, il successivo 7 maggio, l’architetto Giuseppe D’Angelo firmò due ordinanze di demolizione per l’abbattimento entro 90 giorni di tutte le opere abusive. In caso contrario, al carico del proprietario dell’immobile poteva subito scattare una prima multa da 20.000 euro.

Il doppio ricorso

Come previsto dalla legge, il padre della «lady di ferro» del settore affari legali – attraverso due distinti ricorsi al Tar Campania notificati il 7 luglio al protocollo di palazzo Baronale – ha trascinato il Comune in tribunale per ottenere l’annullamento delle ordinanze di demolizione e di «ogni atto a esse presupposto, connesso, collegato e conseguente». Chiaro l’obiettivo: provare a dimostrare la «legittimità» delle opere realizzate in assenza di qualsivoglia autorizzazione e salvare così la «villa di famiglia». Secondo la procedura standard, il settore affari legali ha avviato l’istruttoria del caso – affidata al funzionario Francesco Maria Rossi e non direttamente a Luisa Sorrentino – al fine di individuare il legale a cui affidare la difesa degli interessi del Comune. Scelta, appunto, ricaduta sull’avvocato Francesco Nappo e non su un legale esterno come consolidata abitudine della carovana del buongoverno uscita vincitrice dalle avvelenate elezioni delle 20 euro del 2018. Il cambiamento di rotta non è sfuggito agli habitué delle stanze dei bottoni, pronti a sollevare dubbi e perplessità sull’opportunità di indicare un avvocato interno per una vicenda così «particolare»

La difesa dell’assessore

A provare a gettare acqua sul fuoco delle polemiche è direttamente l’assessore all’avvocatura Enrico Pensati: «Credo di tratti di polemiche sterili e fuorvianti – evidenzia il vicesindaco – perché l’avvocatura civica è indipendente rispetto al settore affari legali. Si tratta di una struttura autonoma, completamente slegata dall’ufficio diretto da Luisa Sorrentino. Ciò premesso, voglio sottolineare come il carico amministrativo è affidato di prassi all’avvocatura civica, in particolare i casi ritenuti maggiormente spinosi. Questo proprio per una questione di trasparenza, per evitare che la scelta di un legate “esterno” possa essere in qualche modo condizionata. Ci siamo regolati già così in passato per analoghi casi». Uno su tutti, il contenzioso con il fratello dell’assessore Felice Gaglione. Non a caso, finito in varie occasioni al centro di ombre e veleni politici.

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