Torre del Greco, un parcheggio nell’ex cava Francese: ok dal Consiglio di Stato

Alberto Dortucci,  

Torre del Greco, un parcheggio nell’ex cava Francese: ok dal Consiglio di Stato

Torre del Greco. L’ex cava francese di via Campanariello – a due passi da villa Inglese – potrebbe, a breve, essere trasformate in un ampio parcheggio per la sosta delle auto: a spalancare le porte al progetto messo in cantiere dalla società «Ambiente e Servizi» di Giuseppe Balsamo sono stati i giudici della quarta sezione del consiglio di Stato, presieduta da Vito Poli. Pronti a scrivere la parola fine a una battaglia legale durata circa due anni e conclusa con una nuova bocciatura per il Comune, a cui toccherà pure pagare le spese di lite da 3.000 euro.

Dall’ok ai ricorsi

L’ennesima storia di permessi e ricorsi all’ombra del Vesuvio comincia a marzo del 2019, quando Giuseppe Balsamo – amministratore unico della società «Ambiente e Servizi» – ottiene dallo sportello unico per le attività produttive del Comune l’autorizzazione al «risanamento paesistico ambientale della Cava Francese di via Campanariello, con contestuale intervento di messa in sicurezza dei costoni lavici». Il permesso, inoltre, consente la trasformazione dell’area in parcheggio per la sosta delle auto. Sembra tutto ok per i lavori, ma – a neanche due mesi di distanza – l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Giovanni Palomba annulla in autotutela l’autorizzazione rilasciata dal Suap, adducendo una serie di motivi tecnici puntualmente impugnati dai legali della società «Ambiente e Servizi» davanti al Tar Campania. A luglio del 2019, i giudici della terza sezione del tribunale amministrativo regionale di Napoli accolgono il ricorso e confermano la validità del permesso rilasciato dal Suap. Una prima battuta d’arresto davanti a cui l’ente di palazzo Baronale – rappresentato e difeso dall’avvocato Luigi Torrese – non si è arreso, presentando ricorso al consiglio di Stato per provare a fare valere le proprie ragioni in modo da scongiurare il rischio di vedere nascere un deposito giudiziario di auto sottoposte a sequestro nell’ex cava di materiale basaltico a due passi dal mare: «L’interesse pubblico sotteso al provvedimento impugnato è relativo alla tutela, salvaguardia e rispetto del corretto e ordinato sviluppo urbanistico del territorio», la tesi alla base del ricorso del Comune.

La bocciatura in aula

Il consiglio di Stato non ha neanche esaminato le eccezioni di inammissibilità dell’appello dedotte dalla società «Ambiente e Servizi» perché, secondo i giudici, il ricorso è infondato già nel merito. Una convinzione argomentata in dieci pagine di motivazioni concluse con un «richiamo» al Comune sull’esatta procedura da adottare in sede di riesercizio del potere di autotutela e alla «necessità che il Comune adegui la propria disciplina urbanistica, per ragioni di sicurezza giuridica e per rendere effettivo il buon governo del territorio, alle norme contenute nel piano territoriale paesistico dei Comuni vesuviani».

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