Torre Annunziata, affiliati a 12 anni: i bambini soldato esattori del racket

Giovanna Salvati,  
Ciro Formisano,  

Torre Annunziata, affiliati a 12 anni: i bambini soldato esattori del racket

Una bici elettrica sfreccia veloce tra i vicoli cadenti di Torre Annunziata. Come un ago si infila nella matassa di stradine che avvolgono quel labirinto di miseria e colori dove il tempo sembra essersi fermato.  In sella ci sono due ragazzini di appena dodici anni.  Due bambini travestiti da uomini che sfoggiano l’arroganza dei camorristi consumati. Sguardo fiero, occhiali da sole, cappellino firmato e collanine d’oro appese al collo. Il più spavaldo scende e avvicina un commerciante che sta davanti alla sua vetrina. Lo blocca, lo guarda fisso negli occhi e poi ripete le parole che qualcuno gli ha ordinato di dire. «Non vi dimenticate che dovete pagare», dice con voce ferma prima di voltare le spalle e risalire in sella a quella bici. Sono i nuovi “muschilli” della camorra di Fortapàsc. I bambini soldato addestrati dai boss di Torre Annunziata per raccogliere le tangenti e imporre agli imprenditori la legge del pizzo. Una fotografia drammatica già finita nelle mani dei magistrati dell’Antimafia, i pm che indagano sul terrificante clima di guerra e paura che da ormai da mesi spira sulla città. Un clima confermato dai numeri. Cifre che meglio di tante parole raccontano la drammatica emergenza che tiene in scacco la città. Circa 40 raid armati dall’inizio dell’anno, migliaia di munizioni, decine di bombe sequestrate, 15 stese, decine di agguati intimidatori. Un vero e proprio bollettino di guerra che tra le sue trame nasconde storie ancor più sconvolgenti. Sono le storie dei bambini finiti nelle grinfie dei clan e già diventati i componenti della nuova trincea criminale che quasi ogni notte si sfida a colpi di bombe e raid. Ci sono i killer sedicenni che sparano all’impazzata armati di kalashnikov a caccia dei nemici da colpire. E poi ci sono i nuovi “ambasciatori” della camorra. Bambini che girano per i negozi chiedendo il pizzo ai commercianti, imponendo la legge del clan, riscuotendo le tangenti da 500 a 5000 euro che la camorra impone a tutti, a seconda del tipo di attività produttiva da taglieggiare. Una strategia criminale chiara orientata a sfruttare l’impunità penale dei ragazzini. Bambini che la legge non può toccare, ma la camorra sì. E così i boss li usano come parafulmine, nascondendosi nelle retrovie. Soprattutto dove lo Stato è più debole. Dove le diseguaglianze sono più ampie, dove è più facile scegliere la strada sbagliata. Lo scriveva trentasette anni fa Giancarlo Siani nelle sue cronache dal fronte di Torre Annunziata, raccontando l’immagine di una città in balia della criminalità organizzata. Parole che sembrano scritte oggi. Sono cambiati i protagonisti, l’era, lo scenario. Ma la storia è sempre la stessa. La storia di un esercito di ragazzini addestrati dalla camorra e destinati a diventare i boss di domani.

CRONACA