Castellammare. Eventi e neomelodici, i nuovi affari del clan D’Alessandro svelati dai pentiti

Tiziano Valle,  

Castellammare. Eventi e neomelodici, i nuovi affari del clan D’Alessandro svelati dai pentiti

Il clan D’Alessandro ricicla parte dei soldi che incassa con estorsioni, traffico di droga e armi, nell’organizzazione di eventi. A occuparsi di questo business sono i rampolli della cosca di Scanzano, che possono contare anche su un servizio di sicurezza che mettono a disposizione dei locali.E’ quanto viene fuori da un’informativa di polizia finita agli atti di una recente inchiesta sul clan di Scanzano, che contiene rivelazioni di collaboratori di giustizia come Pasquale Rapicano (ex killer della cosca) e Valentino Marrazzo (ex pusher del centro antico), in gran parte ancora coperte da omissis.

Secondo i pentiti, il settore degli eventi sarebbe uno dei preferiti delle giovani leve della cosca, che uniscono il divertimento al “lavoro”, organizzando concerti, serate in discoteca, persino le ospitate di artisti neomelodici alle cerimonie. Manifestazioni dove ballano diverse migliaia di euro a sera, soprattutto durante il periodo estivo, e gli uomini del clan ne approfittano per ingaggiare gli ospiti e i body-guard pagandoli con i soldi sporchi, intascando invece quelli puliti attraverso i biglietti venduti o direttamente attraverso una quota versata dai locali per l’organizzazione degli spettacoli.

Un business che – a sentire i collaboratori di giustizia – andrebbe avanti già da qualche anno, tant’è vero che lo stesso Marrazzo racconta di essere stato ingaggiato per qualche serata e impiegato nel servizio di sicurezza, in un locale alla periferia di Castellammare di Stabia.

Gli interessi del clan D’Alessandro nel settore degli eventi erano emersi appena lo scorso dicembre, quando gli agenti del commissariato di polizia hanno fari sulla discoteca Plan B, sulla quale aveva messo le mani Nino Spagnuolo, alias capastorta, considerato un pezzo da novanta del cosca di Scanzano. Un locale che per qualche anno è stato considerato il punto di riferimento della movida stabiese e torrese, e dove si sono esibiti anche artisti di livello internazionale. Ma in realtà, nell’inchiesta che punta a smontare gli affari del clan nel settore degli eventi, ci sarebbe molto altro.

I pentiti fanno riferimento ad altri locali che sarebbero direttamente o indirettamente gestiti da personaggi vicini al clan D’Alessandro e soprattutto fanno i nomi di persone che attualmente non sono state sfiorate dalle indagini. In particolare l’intera rete di organizzazione delle serate nei locali di Castellammare, della penisola sorrentina e finanche nel salernitano, ha fatto riferimento a esponenti della cosca che hanno avuto l’ultima parola sull’ingaggio degli ospiti, sui prezzi da fissare per la vendita dei biglietti e sulla spartizione dei soldi. Un sistema che, come tanti altri, ha avuto una battuta d’arresto a causa dell’emergenza pandemica nell’ultimo anno e mezzo, ma sarebbe ripartito nei mesi scorsi, pure se con formule diverse. Gli investigatori, anche sulla scorta del lavoro già avviato in precedenza, adesso stanno tentando di stringere il cerchio.

CRONACA