Due medici della Clinica Trusso di Ottaviano imputati per la morte di un 29enne

Andrea Ripa,  

Due medici della Clinica Trusso di Ottaviano imputati per la morte di un 29enne

Due medici della Clinica Trusso di Ottaviano a processo per la morte di Raffaele Arcella, 29enne di Crispano arrivato nella struttura sanitaria vesuviana per un intervento di bypass gastrico e deceduto poche ore dopo l’operazione chirurgica in ospedale a Napoli. La svolta è arrivata a due anni dalla tragedia costata la vita a un giovane papà che sperava di risolvere i problemi con il peso che da una vita lo attanagliavano. Una speranza stroncata a seguito di un intervento chirurgico finito male, durante l’operazione a Ottaviano qualcosa è andato storto e il trasferimento disperato al Policlinico di Napoli non è servito a salvargli la vita. In corsia, a Napoli, è morto poco dopo l’arrivo. L’autopsia richiesta dalla procura della Repubblica di Nola a seguito della denuncia sporta dai familiari della vittima ed effettuata qualche giorno dopo la tragedia sul corpo del giovane di 29 anni accertò che durante l’operazione di bypass gastrico, era stata lesionata l’arteria retrostante lo stomaco. Una lesione che ha poi causato la morte di Raffaele Arcella. Nelle mani degli investigatori sono finite anche foto e video registrati giorni dopo l’operazioni in cui si vedrebbe il giovane in preda a difficoltà di salute. Febbre alta e crisi respiratorie sarebbero state dirette conseguenze della lesione dell’arteria dello stomaco. La magistratura a seguito della chiusura delle indagini ha rinviato a giudizio due dottori che ebbero in cura il ragazzo di Crispano. Il processo a carico dei medici Cristiano e Casillo della clinica Trusso di Ottaviano, comincerà il prossimo 22 settembre davanti ai giudici del tribunale bruniano. Gli indagati sono accusati di «imperizia, negligenza, imprudenza durante l’intervento di bypass gastrico disattendendo le linee guida SI.C.OB». (Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità e delle malattie metaboliche). Per la famiglia di Raffaele Arcella quella morte resta una ferita ancora aperta. Che nessuno potrà rimarginare. Antonio, padre della vittima, chiede «giustizia». «Vogliamo che il processo si svolga in tempi rapidi. Per la nostra famiglia questa storia è diventata un calvario, è difficile andare avanti ogni giorno pesando che Raffaele non c’è più, è un martirio. Chiediamo una condanna esemplare e che i due medici vengano radiati», dice il genitore del ragazzo di 29 anni, pochi mesi della tragedia diventato padre di un bambino. «Questo processo deve accendere i riflettori sulla questione al ricorso della chirurgia bariatrica, troppo spesso praticata con tanta superficialità. – spiega invece Nicola Fernando Maria Pellino, legale della vittima – Nel caso del povero Raffaele si è trattato di un intervento assolutamente evitabile, tra l’altro senza sottoporre il paziente ad un iter di preparazione psicologica, e sostituibile con un programma terapeutico di dimagrimento». Tra poco più di dieci giorni l’apertura di un processo destinato a far definitivamente luce su quanto accaduto tra la fine marzo e inizio aprile di due anni fa durante un’operazione chirurgica di bypass gastrico nella clinica di Ottaviano, la vita e i sogni di Raffaele Arcella sono stati spazzati via per sempre.

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