Castellammare. Pulizie al Comune, impiegati i parenti dei camorristi

Tiziano Valle,  

Castellammare. Pulizie al Comune, impiegati i parenti dei camorristi

La commissione d’accesso ha acquisito le liste dei dipendenti delle ditte di pulizia che hanno lavorato al Comune di Castellammare di Stabia dal 2017 ad oggi. Gli ispettori che stanno indagando sul rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata a Palazzo Farnese stanno verificando se il Comune, attraverso le ditte che lavorano in appalto, ha pagato familiari di affiliati al clan D’Alessandro.A disposizione della commissione d’accesso, adesso, ci sono gli elenchi dei dipendenti delle società Imper, Pulitori e Affini, e Minopoli Vincenzo, oltre a tutta la documentazione che ha portato queste tre ditte ad alternarsi nella gestione del servizio di pulizia degli uffici comunali.Le verifiche su questo appalto erano scontate dopo le rivelazioni del pentito Pasquale Rapicano. «Una ditta di pulizie che aveva l’appalto delle pulizie al Comune era riconducibile a Sergio Mosca. Lo so perché mia moglie figurava come dipendente. Questa ditta di Mosca non lavora più al Comune, ma all’ospedale San Leonardo», ha raccontato l’ex killer di Scanzano, diventato collaboratore di giustizia dopo la condanna all’ergastolo incassata in Appello per l’omicidio di Pietro Scelzo, del 2006.La vicenda era già emersa prima dell’arrivo della commissione d’accesso al Comune e il sindaco Cimmino commentò svelando un’inchiesta interna che era stata avviata a Palazzo Farnese già dal 2018 e l’allora segretario generale, Monica Cinque, aveva risposto evidenziando di aver riscontrato due atti non conformi, relativi ad una proroga e alla conseguente liquidazione del servizio. «All’esito di tale nota, il 17 settembre 2018 ho deciso di inviare un esposto alla Procura della Repubblica di Torre Annunziata per chiedere di approfondire in merito alle procedure di assegnazione del servizio. E da allora nessuna proroga è stata più accordata alla ditta presso questo Ente», affermò Cimmino. Ma adesso l’intera gestione dell’appalto di pulizia degli uffici comunali è oggetto di un’attenta valutazione della commissione d’accesso.Gli investigatori, attraverso i nomi dei dipendenti, cercheranno di trovare riscontri alle rivelazioni del collaboratore di giustizia Pasquale Rapicano e comprendere se l’amministrazione e i funzionari di Palazzo Farnese abbiano fatto tutto il possibile per far rispettare le regole, nell’ambito di questo appalto.E’ il secondo elenco di nomi che gli ispettori ministeriali chiedono agli uffici comunali. Appena qualche settimana fa, prima che arrivasse l’ufficialità della proroga per altri tre mesi da parte della Prefettura, la commissione d’accesso aveva acquisito la lista delle assunzioni stagionali fatte dalla società che si occupa della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti a Castellammare di Stabia, per verificare anche in quel caso se ci fossero personaggi vicini al clan D’Alessandro tra quelli impiegati nel servizio. Un lavoro il cui esito si saprà solo a fine novembre.

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