Omicidio a Torre Annunziata, un testimone inchioda i killer: «Li ho visti prima del massacro»

Giovanna Salvati,  

Omicidio a Torre Annunziata, un testimone inchioda i killer: «Li ho visti prima del massacro»

Nella città dell’omertà e dell’indifferenza c’è finalmente qualcuno che collabora con le forze dell’ordine. Una voce che si solleva tra silenzi e paure per aiutare gli uomini in divisa a far luce sul massacro di Francesco Immobile, il trentacinquenne legato al clan Gallo-Cavalieri assassinato da due sicari davanti alla chiesa di Sant’Alfonso de Liguori di Torre Annunziata domenica mattina. Un testimone, infatti, ha visto i sicari poco prima dell’agguato. «Erano due, su un motorino. Un Liberty scuro. Ho visto anche che uno dei due aveva in mano una pistola», le parole raccontate agli agenti del commissariato di Torre Annunziata pochi minuti dopo il delitto. Un breve racconto che potrebbe finalmente aprire uno squarcio nel muro di omertà che da tempo protegge assassini e camorristi a Torre Annunziata. Parole che possono segnare una svolta nell’inchiesta sul primo atto di quella che molti considerano l’alba di una nuova guerra di camorra nell’inferno di “Fortapàsc”. «Indossavano abiti scuri a maniche lunghe, per questo li ho subito notati. Hanno prima girato per il quartiere, come se stessero cercando qualcuno». Quel qualcuno, molto probabilmente, era proprio Francesco Immobile. Una testimonianza che assume un valore importante anche perché in quella zona, come in tanti altri punti della città, non c’è nemmeno una telecamera di videosorveglianza attiva. Non ci sono immagini che possono incastrare gli assassini. Ma ciò che gli investigatori stanno provando a decifrare è soprattutto lo scenario nel quale è maturato il delitto, arrivato a meno di 24 ore dall’agguato che ha portato al ferimento di Michele Guarro, soldato dei Gionta colpito dai sicari su Corso Vittorio Emanuele sabato pomeriggio. Per ora sembra esclusa l’ipotesi che dietro i due raid ci sia la stessa firma: quella dei nuovi clan che vogliono spodestare i vecchi boss. Ma resta in piedi l’ipotesi di un terrificante botta e risposta tra le due storiche dinastie criminali che da decenni si contendono il monopolio degli affari illeciti in città: i Gionta e i Gallo. Ma per chiarire la reale matrice del massacro saranno importanti le indagini balistiche sui proiettili che hanno ferito Guarro e ammazzato Immobile. Un indizio che potrebbe dire molto sul possibile collegamento tra i due agguati. Intanto nelle prossime ore verrà effettuata l’autopsia sul cadavere del trentaseienne assassinato domenica pomeriggio. Proseguono, di pari passo, anche le indagini sul tentato omicidio di Guarro. In questo caso la videosorveglianza potrebbe aiutare gli investigatori anche se le telecamere della zona hanno catturato immagini poco nitide e frammentarie. Nel frattempo Guarro continua a restare in silenzio. Con molta probabilità, secondo gli inquirenti, ha visto i suoi sicari negli occhi prima di essere colpito dai proiettili. Ma l’esattore del clan Gionta – condannato per associazione mafiosa e uscito dal carcere nel 2020 dopo 12 anni – non sembra voler collaborare con le forze dell’ordine.

CRONACA