Dipendente Asl muore di Covid, San Giuseppe Vesuviano dice addio ad Angelo

Andrea Ripa,  

Dipendente Asl muore di Covid, San Giuseppe Vesuviano dice addio ad Angelo

Contagi e ricoveri in aumento, scatta l’allerta tra gli ospedali della Campania. A Napoli e in provincia la situazione legata alla pandemia resta tutta da monitorare. L’ennesima vittima è arrivata nelle ultime ore: è deceduto per Covid all’ospedale di Boscotrecase Angelo Serpico, dipendente da oltre trent’anni all’Asl Na 3 e residente a San Giuseppe Vesuviano. Un’altra vittima del virus capace di piegare l’Italia e il mondo interno e che appena poche settimane fa ha ucciso lo stimato medico di famiglia di Ercolano, Bernardo Cozzolino di 64 anni.  Angelo, di 60 anni, lascia una moglie e due figlie, Giovanna e Francesca. Tantissimi i messaggi di cordoglio dei colleghi e degli amici dell’operatore sanitario. «Sei stato una persona perbene oltre che un collaboratore serio e fidato. Un ultimo abbraccio, buon viaggio», scrivono i dipendenti dell’azienda sanitaria della provincia di Napoli. «Un uomo leale e sempre disponibile in qualsiasi momento», le parole di altri cari amici. La morte di Angelo è soltanto l’ennesima legata a una situazione d’emergenza che non stenta a rientrare. I numeri dei contagi e dei ricoveri sono in crescita, come spiega il ministro della Salute Roberto Speranza, tali dal far alzare l’attenzione negli ospedali. Si riattivano le reti di monitoraggio ma al momento la situazione resta sostanzialmente stabile per quello che riguarda i tassi di occupazione da parte dei pazienti Covid dei posti letto, con un trend di incremento nei reparti «non critici» giudicato ancora sostenibile dalle strutture ma da tenere sotto stretta osservazione. A fare il punto è Dario Manfellotto, presidente nazionale della Federazione delle Associazioni Dirigenti Ospedalieri Internisti (Fadoi), la principale Società scientifica della Medicina Interna che conta oltre 3.000 medici internisti in tutta Italia, professionisti che stanno raccogliendo gli elementi sui possibili campanelli di allarme delle pandemia «pronti ad attivarsi». «Gli ospedali sono allertati – ha spiegato Manfellotto – ed è in corso un monitoraggio da pare del Fadoi». In Campania i ricoveri sono ancori contenuti mentre in Calabria c’è una lieve crescita in area medica. In Lombardia infine ‘tengono’ gli hub di ricovero mentre dal Veneto arrivano segnalazioni di aumenti di pazienti in ospedale e Padova e a Verona. Lo scorso anno nelle medicine interne sono stati circa 400mila i ricoveri saltati causa la pandemia, che ha visto proprio gli internisti farsi carico del 70% dei pazienti Covid. Ebbene la stima della Federazione è che a oggi il recupero sia stato quasi totale, con solamente l’8% in meno di ricoveri rispetto a quelli registrati nel 2018, prima dell’era pandemica. Dal primo gennaio 2018 a settembre dello stesso anno i ricoveri erano stati infatti 705mila, mentre nello stesso periodo di quest’anno se ne contano 650mila, solo 55mila in meno (l’8% appunto) rispetto al pre-Covid.

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