Minacce ai commercianti e bombe per il pizzo, così il clan terrorizzava l’Agro

Mario Memoli,  

Minacce ai commercianti e bombe per il pizzo, così il clan terrorizzava l’Agro

Due ordinanze firmate dai gup Carla Di Filippo e Alfonso Scermino per 10 arresti, di cui 7 in carcere e 3 ai domiciliari su richiesta dell’Antimafia di Salerno. Quattro indagati a piede libero. Le accuse vanno dall’estorsione a suon di bombe al riciclaggio per finire a violenze ai danni di una negoziante con interessamento del clan Mazzarella di Napoli: sono le ricostruzioni frutto di due inchieste della Dda – pubblico ministero Guglielmo Valenti – che ha delegato alle indagini i carabinieri della sezione operativa del reparto territoriale di Nocera Inferiore. Nell’ambito delle due operazioni in carcere Domenico Alfano (di Castel San Giorgio), Giovanni Ascione (Portici), Leontino Cioffi (Nocera Inferiore), Simeone Iacomino (San Giorgio a Cremano), Anna Rita Iuliano (Nocera Inferiore), Emanuele Perrella (Nocera Inferiore) e Roberto Ruggiero (Parete, Caserta). Ai domiciliari Michele Cuomo (Nocera Inferiore), Domenico Rese (Cava de’ Tirreni) e Francesco Gambardella (Nocera Inferiore); indagati a piede libero Carmine Angrisani (Nocera Inferiore), Anna Petrosino (Nocera Inferiore), Giuseppina Pintozzi (Salerno), Pasquale De Prisco (Scafati) e Franca Battipaglia (Cava de’ Tirreni). Gli accertamenti hanno interessato personaggi ritenuti vicini ai clan di Nocera e, in particolare, a quello di Michele Cuomo (ai domiciliari per questa indagine ma in cella per un’inchiesta in corso a Firenze). Le ipotesi – aggravate da finalità mafiose – sono a vario titolo di estorsione, danneggiamento, detenzione e porto abusivo di materiale esplodente, riciclaggio, violenza o minaccia per costringere a commettere un reato e lesioni personali. La prima indagine parte dopo l’esplosione di una bomba carta il 21 gennaio 2020 con obiettivo il Teca Bar di Nocera Inferiore. L’attentato, secondo l’accusa, puntava a impedire alla stessa società di aprire un ulteriore punto vendita in Corso Vittorio Emanuele. L’intimidazione, attuata con la regia di Cuomo, aveva lo scopo di preservare dalla concorrenza un altro esercizio commerciale, anch’esso ubicato in Corso Vittorio Emanuele, luogo di ritrovo abituale dei componenti del gruppo Cuomo. La seconda indagine è legata ad un’operazione di riciclaggio per 25mila euro. La vicenda è emersa nell’agosto 2020 quando la titolare di una rivendita di abbigliamento da cerimonia di Cava de’ Tirreni, tramite una sua conoscente, è stata coinvolta da un gruppo di persone tra i quali Leontino Cioffi (personaggio in rapporti con il gruppo Cuomo) a convogliare – mediante bonifico su un conto corrente estero riconducibile a Cioffi, dietro promessa di un compenso pari al 15% della somma – liquidità cedutale attraverso pagamenti a mezzo Pos con carte di credito Superflash. L’entità delle transazioni, però, ha spinto l’istituto a bloccare l’accredito. Ppi le minacce alla donna. Avrebbero prospettato anche la distruzione del negozio. Il tutto rafforzato dall’interessamento all’operazione da parte del clan Mazzarella di Napoli con Simone Iacopino, detenuto, che agiva dal carcere tramite Giovanni Ascione da Portici collegati proprio ai Mazzarella.

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