Guerra di camorra a Castellammare, tre pentiti inchiodano i killer del ras di Moscarella

Ciro Formisano,  

Guerra di camorra a Castellammare, tre pentiti inchiodano i killer del ras di Moscarella

Potrebbero essere giunte ad una svolta le indagini sull’omicidio di Salvatore Polito, pregiudicato di Castellammare di Stabia assassinato da un commando armato nel settembre del 2012. A nove anni dal delitto la Direzione Distrettuale Antimafia sta mettendo insieme i tasselli di un intricato mosaico investigativo per riuscire a dare un nome e un volto a killer e mandanti dell’omicidio.

Le indagini

Al vaglio dei pm ci sono, in particolare, i racconti di tre diversi collaboratori di giustizia. Si tratta degli ex killer pentiti Pasquale e Catello Rapicano e di Giovanni Brano. Dichiarazioni dalle quali emerge lo scenario all’interno del quale sarebbe maturata la decisione di ammazzare Polito. Per i pentiti dietro l’agguato c’è l’ombra dello storico patto di ferro tra il clan D’Alessandro e gli Imparato, famiglia criminale del rione Savorito legata alla cosca di Scanzano. E sarebbero stati proprio alcuni esponenti degli Imparato – secondo Pasquale Rapicano – ad eseguire materialmente il massacro con il placet dei D’Alessandro. Dai verbali dei pentiti e dalle indagini di questi ultimi anni viene fuori che l’omicidio rientra nella guerra per lo spaccio tra i boss del Savorito e quelli del rione Moscarella (il quartiere fortezza dei Polito nonché, secondo la Dda, la base operativa del nuovo clan scoperto qualche mese fa dall’Antimafia). Per ora sembra questa la principale pista alla quale lavorano gli inquirenti nonostante altri collaboratori di giustizia, nel corso degli anni, avessero fornito anche spunti investigativi diversi. Polito sarebbe stato ucciso perché aveva provato – dopo la fine della guerra tra i D’Alessandro e gli Omobono-Scarpa – ad ampliare i business del suo gruppo a Moscarella. Una decisione che avrebbe – sospettano gli inquirenti – ridotto il giro d’affari del Savorito, determinando la decisione degli Imparato di ammazzare il rivale. Un delitto importante nella geografia criminale stabiese degli ultimi anni. Perché in quel quartiere – come accertato da una recente inchiesta coordinata dal pubblico ministero Giuseppe Cimmarotta – è venuta fuori l’esistenza di un nuovo clan guidato, tra gli altri, dal figlio dell’uomo assassinato nel 2012. Un “Terzo Sistema” nato proprio con l’obiettivo di riuscire a mettere al tappeto le storiche cosche che da decenni si dividono il monopolio degli affari illeciti in città.

Indagini su 4 delitti

Ma nel mirino dell’Antimafia ci sono anche altri omicidi irrisolti. Come il delitto costato la vita a Gino Tommasino, l’ex consigliere comunale del Partito Democratico di Castellammare di Stabia assassinato nel febbraio del 2009. Gli assassini sono stati già condannati in via definitiva. Ma all’appello mancano ancora i boss che avrebbero ordinato il delitto. E ancora il massacro di Sebastiano Corrado, ex consigliere comunale del Pds assassinato nel marzo del 1992. Recentemente la Procura di Napoli ha annunciato la riapertura del fascicolo d’indagine. Tutti delitti sui quali incombe l’ombra del clan D’Alessandro. Come anche per il massacro di Antonio Fontana, ex collaboratore di giustizia assassinato ad Agerola nel 2017. Inchieste che potrebbero assestare un colpo mortale ai clan di Castellammare.

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