Rivolta a Fuorni durante il lockdown, 17 detenuti verso il processo

Mario Memoli,  

Rivolta a Fuorni durante il lockdown, 17 detenuti verso il processo

La rivolta nel carcere di Fuorni a Salerno, scoppiata quando in piena pandemia arrivò la notizia della sospensione dei colloqui con i familiari, ha portato la Procura di Salerno a chiedere il processo per 17 detenuti accusati dai pubblici ministeri Claudia D’Alitto e Katia Cardillo di devastazione in concorso e di aver fomentato altri 100 detenuti a manifestare con violenza. Era il 7 marzo 2020. Armati di spranghe di ferro, sfondarono i finestroni esterni del carcere e abbatterono le grate. Dopo essere riusciti a salire sul tetto, circa cento detenuti cominciarono a lanciare pietre contro il personale della polizia penitenziaria riunito nel piazzale di via del Tonnazzo in assetto antisommossa. Distrussero completamente il sistema di videosorveglianza interno, le telecamere dei corridoi, gli impianti di illuminazione e diedero fuoco ai materassi incendiando i locali del secondo piano del penitenziario.Fu temuto il peggio e per questo motivo arrivarono rinforzi da tutta la regione. Tutta l’area era stata cinturata da un imponente schieramento di forze dell’ordine: in volo anche gli elicotteri per monitorare la situazione dall’alto. A Fuorni giunsero i vigili del fuoco con le attrezzature di salvataggio e diverse ambulanze con medici e sanitari. Per ore si tentò di evitare che la situazione degenerasse.Una tensione non solo all’interno del carcere ma che arrivò anche all’esterno della struttura di via del Tonnazzo: ad assistere all’arrivo dei blindati della polizia c’erano diversi familiari dei detenuti, soprattutto donne, che si erano dette preoccupate non solo per la misura restrittiva sulle visite sospese a causa del coronavirus ma anche per la possibile repressione della rivolta. Per quei fatti, dovranno presentarsi dal gup Alfonso Scermino presso la cittadella giudiziaria il prossimo 19 novembre Claudio Agriesti, di Capaccio; Giuseppe Balzano, di Napoli; Alfonso Barba, di Nocera; Francesco Berritto, di Scafati; Giuseppe Bruno, di Pompei; Ciro Califano, di Pagani; Michele Capasso, di Caivano; Castrese Carandente, di Marano; Domenico Cocco, di Scafati; Gabriele De Biase, di Napoli; Giovanni Dell’Annunziata di Formia; Aniello Giordano, di Reggio Calabria; Erick Lammardo, di Cava dei Tirreni; Massimo Lorusso di Battipaglia; Antonio Muollo di Scafati; Michele Nocera di Pompei e Rosario Rega di Nocera Inferiore. Tutti, all’epoca dei fatti, erano detenuti a Fuorni. Molti furono spostati altrove, altri invece erano stati rimessi in libertà. Ora rischiano il processo.

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