Il doppio ex Vivarini: «Turris, il gruppo è l’arma in più»

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Il doppio ex Vivarini: «Turris, il gruppo è l’arma in più»

“Guagliò, ma tu e faje e purpette?”. Stagione 1988-89, Vivarini aveva poco più di vent’anni quando arrivò alla Turris. Il primo giorno di allenamento gli viene incontro Strino con tutto il suo carisma. Il giovane Vincenzo, in palese soggezione, non capì la frase in dialetto del capitano corallino che, dopo avergliela ripetuta due volte, sbotta pronunciandola in maniera più comprensibile: “O’ vutt ‘o pallon dint a rezza?”.  La risposta quel ragazzino nativo di Ari la diede sul campo dove in due stagioni fece esultare 23 volte in 50 partite tutto il popolo torrese: “Quei due anni a Torre del Greco sono quelli che ricordo come se fosse ieri. Ho girato tante squadre e città – racconta l’allenatore – ma lì ho lasciato davvero un pezzo di cuore. Ancora oggi alcuni tifosi mi scrivono, è come se non me ne fossi mai andato per certi versi. Ho conosciuto gente straordinaria. Il legame calcistico con Fida è stato il più importante della mia carriera. Quel rapporto unico con Marco l’ho poi raccontato a due coppie gol che ho allenato”.
Si riferisce a Lapadula-Donnarumma a Teramo?
“Esattamente, ma feci lo stesso ad Empoli sempre con Donnarumma e Caputo. Se ci fate caso loro giocavano in simbiosi proprio come me e Marco. Come vede ho fatto conoscere Torre del Greco a bomber che ora giocano in A e B”.
A Torre fu allenato da un campione del mondo come Amarildo…
“Nonostante l’età aveva delle mani al posto dei piedi. Era una roba da diventare pazzi! Restavi incantato nel vederlo giocare a calcio-tennis. Poi aveva una tigna, una personalità unica. Un giorno stavamo andando a Cava de’ Tirreni quando un gruppo ultras voleva aggredirci mentre scendevamo dal pullman. Non facemmo nemmeno in tempo ad organizzarci che il mister scese e li stese tutti per proteggerci (ride ndr)”.
Ti saresti mai aspettato una Turris così in alto?
“Conosco molto bene Caneo perché abbiamo fatto il corso insieme a Coverciano. È una brava persona oltre che un allenatore molto preparato. Non mi sorprende vederla in alto perché hanno dato continuità al progetto mantenendo la guida tecnica ed innestando giocatori di assoluta qualità. La società ha lavorato molto bene e questo exploit è una logica conseguenza di quanto di buono hanno fatto. Niente viene per caso”.
Che squadra è il Bari quest’anno?
“Mignani ha curato molto la fase difensiva, li vedo molto più solidi. Il nuovo allenatore ha deciso di blindare probabilmente la difesa perché sa che poi ha calciatori tecnicamente superiori alla media in questa categoria che possono risolverti la gara con una sola azione. Finora non hanno rubato l’occhio per il gioco vincendo sempre di misura. Ciò significa che sono concreti”.
Come si immagina l’incontro di domani?
“Mi aspetto un Bari compatto e pronto a ripartire in contropiede mentre vedo la solita Turris che proverà ad imporre il bel gioco con un ritmo forsennato. Sicuramente non ci annoieremo. Parliamoci però chiaro, la rosa dei pugliesi è molto più forte sulla carta ma i corallini hanno nel dna le qualità per metterli in difficoltà. Se la forza dei baresi sono i colpi dei solisti, quella dei torresi è invece il gioco spumeggiante e corale che praticano. In più ho visto un Giannone davvero sfolgorante, lì ha trovato la giusta dimensione per esprimersi al top. Al San Nicola devono andarci mentalmente leggeri e con la consapevolezza di non soffrire uno stadio che ha sempre il suo fascino”.
Dove può arrivare questa Turris?
“Devono restare umili e lavorare sodo come fatto finora senza fare voli pindarici. L’obiettivo è una salvezza tranquilla prima di tutto. A Torre del Greco dico di stare sempre vicino a questi ragazzi anche quando capiterà un momento negativo”.
Bruno Galvan

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