Eleonora, uccisa dalla malasanità. Lo strazio dei figli: «Si poteva salvare, la dottoressa ora chieda scusa»

Salvatore Piro,  

Eleonora, uccisa dalla malasanità. Lo strazio dei figli: «Si poteva salvare, la dottoressa ora chieda scusa»
Eleonora Crispo

Torre del Greco. «Siamo soddisfatti per l’epilogo giudiziario, ma amareggiati per una sentenza che rimarca il fatto che nostra mamma si sarebbe potuta salvare se solo ci fosse stata un po’ di attenzione. Quell’attenzione che un medico deve ai propri pazienti». A parlare, lacrime agli occhi, voce bassa e a tratti rotta dai singhiozzi, sono Salvatore e Marianna Russo.

Sono loro i due figli di Eleonora Crispo, l’operaia di 56 anni morta il 28 luglio 2014 a causa di una peritonite sopraggiunta a un intervento per la rimozione di una cisti ovarica eseguito tre mesi prima all’ospedale Sant’Anna di Boscotrecase. Salvatore e Marianna non hanno mai accettato quella tragedia, quella morte così straziante. Per questo motivo, da 7 lunghi anni i due ragazzi chiedevano “giustizia” – così ancora Salvatore, oggi vicebrigadiere a Piacenza nonchè padre di uno splendido piccolo di due anni – sulla fine di Eleonora Crispo.

La svolta giudiziaria è arrivata solo sabato scorso, quando il giudice Adele Marano del tribunale di Torre Annunziata ha riconosciuto la colpa medica sulla vicenda, condannando la ginecologa Filomena Romeo alla pena di un anno e mezzo e concedendo una provvisionale da 20.000 euro ciascuno per i figli di mamma Eleonora, difesi dall’avvocato Gennaro Ausiello e costituiti parti civili a processo. «Dopo l’intervento del 21 aprile – spiegano Salvatore e Marianna – si ebbero subito delle sensazioni negative riguardo al suo esito. Da qui, nostra mamma iniziò un travagliato decorso post-operatorio di due settimane durante le quali si sottopose più volte alla visita della ginecologa che l’aveva in cura e operata. Durante i controlli post-operatori non fu rilevata alcuna anomalia».

Finché, dopo l’ennesimo accesso in ospedale, a Eleonora Crispo fu riscontrata una peritonite. Seguì poi un secondo intervento, stavolta d’urgenza, al Cardarelli di Napoli per la sutura di un’ansa intestinale. «Ma l’infezione – come spiegano i suoi figli – aveva già compromesso vari organi, rimasti in agonia per 3 mesi». La donna muore inesorabilmente il 28 luglio. «L’iter giudiziario è stato eccessivamente lungo, fatto di intoppi ed escamotage di ogni genere. Ma adesso, finalmente, si è messo un punto. La dottoressa – accusano Marianna e Salvatore – durante questi 7 anni di difesa estenuante ha negato ogni addebito, rasentando a volte la calunnia nei nostri confronti. Ora potrebbe almeno chiedere scusa. Da parte sua, sarebbe un gesto di umanità chiudere qui la questione. Ritornare sulla morte di nostra madre, a distanza di anni e per un ricorso in appello a fronte di  una condanna irrisoria, alimenterebbe solo il nostro dolore. Abbiamo sempre accettato l’ipotesi dell’errore umano, ma è giusto che chi ha sbagliato paghi».

Salvatore e Marianna – quest’ultima madre di due bimbe – avrebbero voluto assaporare la gioia di far conoscere i loro figli a nonna Eleonora. “Invece – concludono – a causa di questa morte assurda tutto ciò resta impossibile. I nostri figli cresceranno avendo visto la loro nonna solo in foto».

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