Omicidi e mazzette, i 10 mesi d’inferno di Torre Annunziata

Ciro Formisano,  

Omicidi e mazzette, i 10 mesi d’inferno di Torre Annunziata
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Tre commissioni d’accesso in meno di trent’anni. La prima, nel cuore della Tangentopoli degli anni ‘90, culminata nello scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose. La seconda nel 2013 che ha prodotto una serie di prescrizioni. Ieri la terza alla quale spetta il compito di riscrivere il destino di una città finita in un buco nero di ombre e sospetti. Una voragine nella quale Torre Annunziata stavolta rischia di perdersi per sempre. Una città spolpata viva dalla corruzione e con il collo stretto nel cappio della camorra. Gli ultimi 10 mesi sono il manifesto di un immobilismo durato 30 anni, il ritratto di un passato che ritorna o che forse non è mai andato via. Tutto è cominciato un pomeriggio di dicembre.  La finanza arresta l’ex dirigente dell’ufficio tecnico comunale, Nunzio Ariano. In tasca ha due mazzette da 5.000 euro l’una. Soldi che – per gli inquirenti – avrebbe dovuto spartire con qualche politico. Tangenti incassate per pilotare un appalto per i lavori in una scuola. Da quel momento è come se qualcuno avesse tolto il coperchio a un vaso di Pandora. Quell’episodio di corruzione si tramuta in “sistema” per poi assumere i crismi di un’altra Tangentopoli. La Procura di Torre Annunziata scopre altre 3 mazzette e apre fascicoli anche su nuovi appalti sospetti. Gli imprenditori, messi alle strette, confessano. «Pagavamo per lavorare», ripetono in coro come se leggessero un copione. A giugno viene arrestato e poi scarcerato l’ex vicesindaco, Luigi Ammendola, oggi indagato a piede libero per induzione indebita. Lorenzo Diana – chiamato dal Pd per affiancare il sindaco Vincenzo Ascione – alza bandiera bianca. Parla di almeno 8 appalti da bloccare perché macchiati dall’ombra delle tangenti. Chiede, invano, al sindaco di lasciare la sua poltrona. Intanto fuori dal palazzo del potere e degli scandali esplode un’altra guerra. La camorra ferita dagli arresti rialza la testa.  A guidarla sono i figli dei boss al 41-bis ai quali nessuno ha mai offerto un’altra chance. I clan seminano bombe e  terrore. Chiedono il pizzo a tutti e chi non riesce a pagare chiude la saracinesca. La città diventa ostaggio di una violenza brutale e spietata. Il 19 aprile viene ammazzato Maurizio Cerrato, il sessantunenne ucciso per aver difeso sua figlia dopo una banale lite per un posto auto. L’ex Prefetto, Marco Valentini arriva a Torre Annunziata. Bacchetta il sindaco, gli chiede di assumere nuovi vigli, di prendere di petto l’emergenza sicurezza. Ma dal Comune non arrivano risposte. Il 12 settembre la camorra torna a sparare per uccidere. E dopo 40 episodi criminali (tra stese e bombe carta) ammazza un pregiudicato di domenica mattina, davanti ad una chiesa. Le indagini sono ferme al palo perché mezza città è senza videosorveglianza. Anche quell’appalto, infatti, è nella lista dei bandi sospetti. Qualche giorno fa la finanza ha bussato alle porte del municipio per acquisire gli atti sui beni confiscati e mai assegnati. Una catena infinita di ombre, misteri, scandali e sospetti che da lunedì finirà nelle mani dei commissari inviati dal Prefetto. A loro il compito di proiettare un lampo di luce in fondo a quel buco nero che ha inghiottito la città.

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