Pompei. Studente accoltellato, la rabbia dei genitori: «Istituzioni in silenzio»

Salvatore Piro,  

Pompei. Studente accoltellato, la rabbia dei genitori:  «Istituzioni in silenzio»

Pompei. L’inquietante ombra di una precedente vicenda di bullismo, vissuta dietro ai banchi di scuola, si allunga ora sul gravissimo fatto di sangue accaduto la sera tra l’8 e il 9 ottobre scorsi nei giardini del bar Wolfgarden in via Giuliana a Pompei. Dove durante una festa cui avrebbero dovuto partecipare al massimo 700 studenti del Liceo Scientifico “Don Carlo La Mura” di Angri, V.R., 16enne di Castellammare di Stabia, ha quasi ammazzato, accoltellandolo, un altro ragazzino: 19 anni, di Agerola, colpito alle spalle da cinque fendenti che gli hanno perforato un polmone e quasi totalmente reciso l’arteria femorale. La vittima è all’ospedale del Mare di Napoli, qui continua a lottare tra la vita e la morte, restando in prognosi riservata dopo aver subito due interventi chirurgici. “E’ stata una vendetta lucida, una vendetta premeditata. Non si è trattato di un gesto di puro impeto” fa sapere adesso l’avvocato del 19enne quasi ferito a morte nell’ultima notte assurda di Pompei. La voce del legale – Raffaele Di Capua – è la stessa dei genitori della vittima. Ascoltato ieri da Metropolis, l’avvocato ha proseguito: “L’aggressore conosce bene il mio assistito. Quella denuncia per bullismo fatta due anni fa, dopo archiviata, non gli è mai andata giù.  Se l’è legata al dito e, alla festa, ha agito per vendetta”.

I due ragazzi, protagonisti principali della festa finita nel sangue in via Giuliana, hanno frequentato lo stesso ITIS a Castellammare di Stabia. Nel 2019 V.R. (il 16enne ora recluso nel carcere minorile di Nisida con l’accusa di tentato omicidio ndr) avrebbe bullizzato la vittima dell’ultima sanguinosa aggressione. La vicenda, due anni fa, avrebbe coinvolto anche una professoressa della scuola frequentata dai due ragazzi, colpita da uno schiaffo in pieno volto. “Dopo l’ennesima vicenda di bullismo, la famiglia del mio assistito decise di agire. Ci fu una denuncia, ma due anni fa l’indagine venne archiviata. Evidentemente – ha proseguito l’avvocato – l’accoltellamento è stato un modo per vendicarsi”.

La famiglia del 19enne continua a pregare per le sorti del ragazzo. Suo padre è un poliziotto, il figlio non ha mai frequentato ambienti vicini alla microcriminalità. “Il ragazzo non è morto solo per una casualità – così ancora l’avvocato – perché l’arteria non è stata completamente recisa. Ciò che continua a farmi rabbia è però l’assordante silenzio della scuola, della Chiesa, delle Istituzioni tutte, dello stesso sindaco di Castellammare. Non ho sentito neanche una parola di condanna o di semplice sdegno per un fatto gravissimo: un ragazzino che accoltella un quasi coetaneo dovrebbe far rabbrividire, dovrebbe interrogare le coscienze di educatori, sacerdoti, politici. Invece, come spesso accade al Meridione, stiamo facendo passare in cavalleria un fatto di sangue che nasconde un vero e proprio allarme sociale”. E’ anche per questo motivo che l’avvocato Di Capua, nei prossimi giorni, chiederà alla preside dell’ITIS di Castellammare di “organizzare un’iniziativa pubblica di denuncia nella sua scuola. Resto sconcertato dal silenzio”. A indignare dovrebbe essere anche l’omertà degli oltre mille ragazzi che la settimana scorsa prendevano alla festa per studenti. Soltanto due giovani sono stati già ascoltati sulla vicenda dai poliziotti di Pompei, che stanno coordinando le indagini. Nessun testimone oculare. Nonostante la ressa e la gran folla. Tra i giovani regna la paura di parlare.

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