Case popolari occupate dai camorristi a Torre Annunziata, la prefettura indaga sui politici

Giovanna Salvati,  

Case popolari occupate dai camorristi a Torre Annunziata, la prefettura indaga sui politici

Case popolari occupate senza titolo dalle famiglie dei camorristi, abusi edilizi mai scoperti nei covi delle cosche e la gestione opaca del patrimonio comunale. Sono i 3 temi chiave finiti, in questi giorni, al centro delle attenzioni della commissione prefettizia sbarcata, venerdì mattina, al Comune di Torre Annunziata. Gli 007 inviati dal Prefetto di Napoli nei prossimi 90 giorni dovranno dipanare la pericolosa matassa di sospetti che intreccia le strade di politica e camorra. E per farlo, oltre agli atti della Tangentopoli, i commissari hanno chiesto accesso anche ai documenti relativi alla gestione dei beni comunali. L’obiettivo è chiaro: capire se in questi anni la criminalità organizzata ha condizionato, in qualche modo, l’operato di un’amministrazione comunale che dal 2017 ad oggi non ha “brillato” – per usare un eufemismo – in quanto a operatività e progetti di rilancio della città. L’attenzione della triade prefettizia guidata dal viceprefetto, Dario Annunziata, è incentrata in particolare sulle procedure di affidamento degli alloggi popolari e le occupazioni abusive dei beni pubblici. Una questione che si sviluppa su tre diversi fronti d’azione: il rione Penniniello, storica roccaforte della camorra e teatro della recente guerra tra cosche, le case Iacp e i box tugurio di via Tagliamonte. E proprio attorno ai box si concentrano i maggiori sospetti. Si tratta di strutture senza certificato di abitabilità che il Comune – prima con Giosuè Starita e poi con Vincenzo Ascione – ha adibito ad abitazioni vere e proprie. Dovevano rappresentare delle soluzioni provvisorie per gli sgomberi di Palazzo Fienga, ma invece sono diventate case a tutti gli effetti a suon di abusi edilizi (in alcuni casi sono stati addirittura realizzati degli impianti di videosorveglianza privati senza permessi). Tra le famiglie che occupano i box ci sono i familiari di personaggi di spicco della camorra. A cominciare dai parenti del killer di Marco Pittoni, il tenente dei carabinieri assassinato mentre provava a sventare una rapina a Pagani nel 2008. La madre del sicario (condannato anche per un omicidio commesso per conto dei Gionta) occupa uno dei box di via Tagliamonte da gennaio 2015 ma senza di fatto essere stata autorizzata da nessuno. Decine gli ordini di sgombero, decine le notifiche di sfratto che però non sono mai state concretizzate dal Comune.  In questi mesi, tra l’altro, proprio la Prefettura ha ordinato una serie di controlli sul territorio per porre un freno all’escalation criminale che ha travolto la città. Controlli che hanno portato alla luce una lunghissima serie di abusi edilizi nei rioni simbolo del potere della camorra: dal quartiere Poverelli al Penniniello. Dai famosi cancelli dello spaccio ai garage abusivi, passando per la rimozione di travi che avrebbe pregiudicato persino la stabilità di alcuni immobili di edilizia residenziale pubblica. Temi che verranno analizzati dai commissari inviati dalla Prefettura, così come sarà oggetto di analisi la mancata assegnazione di circa 40 beni confiscati alla criminalità organizzata e mai assegnati dal Comune. Questioni che – secondo gli 007 – potrebbero svelare la possibile esistenza di intrecci pericolosi tra politica, Comune e criminalità organizzata.

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