Torre Annunziata, fatture gonfiate per le mazzette: la tangente all’ex dirigente l’hanno pagata i contribuenti

Ciro Formisano,  

Torre Annunziata, fatture gonfiate per le mazzette: la tangente all’ex dirigente l’hanno pagata i contribuenti

L’hanno pagata i contribuenti l’ultima mazzetta di 2.000 euro finita nelle mani di Nunzio Ariano. Soldi pubblici, soldi dei cittadini che attraverso un vorticoso giro di fatture e atti gonfiati sono finiti nella ragnatela della corruzione. Un “delitto” quasi perfetto con l’imprenditore che si porta a casa il lauto guadagno e il funzionario che mette in tasca l’ennesima tangente. Il tutto soltanto con una firma. E’ il retroscena che emerge dall’ultima inchiesta che la scorsa settimana ha travolto l’ex capo dell’ufficio tecnico comunale di Torre Annunziata (in cella dal 28 dicembre scorso e imputato per induzione indebita). Dalle indagini coordinate dal pm Giuliana Moccia e dal procuratore Nunzio Fragliasso, emerge che Ariano avrebbe intascato almeno tre tangenti per pilotare appalti o firmare mandati di pagamento agli imprenditori “amici” del Comune. In tutti e tre i casi – sostengono i pm – erano gli imprenditori a sborsare di tasca loro la mazzetta da consegnare ad Ariano. Ma c’è un quarto episodio, sul quale sono tuttora in corso indagini, nel quale a pagare la mazzetta non è stato il costruttore a caccia di appalti, ma direttamente lo Stato. Si tratta della tangente che Ariano avrebbe incassato per i lavori di manutenzione di un balcone pericolante in via Cavour. In pratica, come confessato dallo stesso imprenditore, i due si sarebbero messi d’accordo per quegli interventi di “somma urgenza”. I soldi per l’opera li metteva il Comune – soldi pubblici – e ad Ariano sarebbe bastato “gonfiare” il preventivo da 4 a 6.000 euro per tirare fuori i quattrini della sua tangente senza che l’imprenditore mettesse mano al portafogli. Una mazzetta il cui costo – come sottolineano i magistrati nella richiesta di arresto – «viene posto interamente a carico dei contribuenti». Ma il “sistema” raccontato dalle inchieste di questi ultimi dieci mesi fa capire che a pagare il prezzo della corruzione sono praticamente sempre i cittadini. Dai «rappezzi» per i lavori all’asilo (citando le frasi pronunciate in una intercettazione telefonica) all’inganno dei ribassi sospetti. In due circostanze, infatti, è emerso che i casi di corruzione sarebbero stati preceduti da affidamenti di appalto con ribassi inferiori al 10% (la media per appalti di questo genere è di circa il 25%, come sottolineano gli inquirenti). Come dire, ad esempio, che il Comune pagava 90 euro un lavoro per il quale ne avrebbe potuti spendere 75. Questo vuol dire che il sistema delle tangenti avrebbe fatto sostenere all’ente costi eccessivi per determinati lavori. Il tutto sulle spalle dei cittadini. I contribuenti danneggiati due volte: la prima dai servizi scadenti offerti da un sistema malato, la seconda per aver pagato inconsapevolmente con le loro tasse il costo della corruzione.

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